LA CITTÀ E IL SUO FIUME

Il canottaggio è uno sport antico, quasi quanto la capacità dell'uomo di percorrere un corso d'acqua o sovrastare le onde del mare con un mezzo azionato dalla sola forza delle proprie braccia.
Il mistero avvolge anche le origini remiere pavesi nate, si presume, per necessità di sopravvivenza più che per semplice diletto. Pavia, è fuor di dubbio, ama il suo fiume, fino a definirlo “il più bello d'Italia”, ma è sempre stato così? Quando la città era circondata dalle vecchie mura spagnole, il Ticino doveva essere una presenza un po' aliena ai rapporti amichevoli, spesso solo un'utile via per trasportare i prodotti agricoli e più in generale per gli scambi commerciali, seppure meta di qualche passeggiata serale, fonte di energia, necessaria a muovere le pale delle barche-mulino e habitat di gustosi pesci. Ma l'amore è un'altra cosa! Fu forse dopo il 1881, con l'annessione al Comune del territorio dei Corpi Santi, comprendente la zona della stazione ferroviaria, del cimitero, dell'Orto Botanico ma soprattutto, la foce del Naviglio e il Borgo Ticino che la città, arricchendosi di nuove terre poté contemporaneamente assorbire anche l'affetto dei suoi abitanti per il fiume.
Il Borgo vive infatti quotidianamente sul Ticino, per esso e grazie ad esso, quasi riceve in casa la sua acqua come se si trattasse di un ospite di riguardo, riconosce i suoi odori e umori, in un “rapporto intimo di orgogliosa parentela”, come sottolineò argutamente Augusto Vivanti.
Sulla riva sinistra solo i quartieri bassi di Porta Salara, Porta Nuova, Porta Calcinara partecipavano così assiduamente alla vita del fiume, accomunati ai borghigiani dall'umile esistenza.
Le lavandaie, i “giarö” e i “barchirö”, che la traduzione in lingua, certo non precisa come i termini in vernacolo, vuole cavatori di ghiaia e barcaioli, traghettatori di cose e persone, erano i frequentatori abituali delle sponde, risuonanti delle loro grida, parole e canti. Gente umile che praticava un lavoro faticoso con poche soddisfazioni.
Lavandaie in Borgo TicinoLa riva destra tutta e la parte della sinistra a monte del Ponte Coperto, dove la sponda è più dolce, erano affollate dalle lavandaie, una addossata all'altra eppure troppo intente al lavoro per perdere molto tempo a parlare, ma non a cantare, intenditrici d'opera e talune interpreti come coriste al Fraschini, o a rispondere con motti arguti alle provocazioni che rimbalzavano da una riva all'altra del Ticino, spesso originate dagli studenti in vena di goliardici scherzi. Con i mucchi di panni sporchi da una parte e lunghe file di biancheria stesa ad asciugare dall'altra, sembravano un tutt'uno con il fiume; nelle grandi caldaie l'acqua era riscaldata con la legna che le stesse lavandaie, con l'aiuto degli uomini di casa, procuravano nei boschi facenti da corona al letto del fiume. Sui “barcè” dall'alto scalmo, risalivano decise la corrente, scendevano a terra a far legna, caricavano la traballante barca e giù, verso la città a lavare panni. Per queste donne, abituate a trasportare sul fiume pesanti carichi, le gare inserite talvolta nel programma delle regate pavesi o in quelle tra barcaioli, con la barca vuota era uno scherzo, una passeggiata. Non così la pensavano i borghesi pavesi che accorrevano numerosi per vederle gareggiare, quasi alla pari cogli uomini. A ricordo incancellabile di questo mondo ormai antico ma pur sempre suggestivo e particolare è posto, a fianco del Ponte Coperto, naturalmente in Borgo, il monumento alla lavandaia intenta al proprio lavoro, opera di Giovanni Scapolla.
Evidente emerge l'utilità del “barcé”, barca dal fondo piatto, scorrevole sull'acqua, dalla vogata fatta stando in piedi, di cui è ricca la tradizione pavese, elemento essenziale all'umile economia dei fiumaioli.
Versioni ingrossate del “barcé” erano i “mutaiö”, il “saran” e la “nav” in ordine di grandezza, barconi impiegati per trasportare la sabbia e la ghiaia. Erano tutti lunghi oltre dieci metri, molto stabili adatti a trasportare grossi carichi, fino ai mille quintali della “nav”. Ad eccezione del “mutaiö”, usato come il “barcé”, erano muniti di grosso timone e avevano una piccola casupola a forma semi cilindrica a prua; lo strumento essenziale era però un attrezzo in legno a forma di cucchiaio che serviva per recuperare il materiale sul fondo del fiume. Secondo Gianni Brera, pavese di San Zenone Po, un equipaggio formato esclusivamente di “gerö” debitamente allenato non avrebbe uguali nella vogata alla “veneziana”. Ma i vecchi borghigiani, figli di cavatori e loro stessi del mestiere in gioventù, sostengono che i “giarö”erano troppo forti di braccia, dal fisico sproporzionato e rovinato dal duro lavoro per essere veri vogatori. Erano infatti troppo abituati a cerare, sollevare dal fondo del fiume, caricare, riportare a riva sabbia e ghiaia e poco a remare per non considerarlo, quando il fisico distrutto dalla fatica lo permetteva, un divertimento che trascendeva la passione.
Ponte copertoI “barchirö”, invece, nati remando, furono ottimi vogatori di veneta, avvezzi com'erano al precario equilibrio abbinato alla velocità di chi sta perennemente in barca. Alcune voci, naturalmente mai provate ma con una radice storico-economica, sostengono che la destrezza e l'abilità pavese sul fiume derivi dal bracconaggio, essendo la velocità unica arma per sfuggire a eventuali arresti. Su e giù per il Ticino tutto il giorno, simbiosi totale tra l'uomo e il fiume, ma anche allenamento quotidiano: nei giorni di festa, invece di riposarsi, i più bravi gareggiavano usando le loro imbarcazioni 'da lavoro' e gli altri passavano il tempo ad incitarli. Ma le barche a Pavia non servivano solo per trasportare cose o persone; in una città dove i bambini prendevano confidenza con il remo in tenera età, si andava in barca a pescare nelle tranquille lanche o sulle sponde o a portare in salvo gli abitanti delle zone basse durante le inondazioni.
Era questa la vita sul fiume in una epoca in cui lo sport era fondato su basi elitarie, eccetto quelle discipline da sempre considerate 'povere', per la cui pratica non abbisognano di alcun investimento preventivo o d'esercizio, come il nuoto, il podismo, il ciclismo, grazie alla bicicletta contemporaneamente mezzo di trasporto o il canottaggio con la barca mezzo di sostentamento e anche di piacere per portare a spasso la “morosa”.
La tradizione vuole che il canottaggio agonistico sia nato proprio con una gara tra barcaioli a Londra nel 1716; ma ben presto fu praticato da nobili, borghesi e studenti, tutti propensi però a non stancarsi più del necessario, fatte le dovute eccezioni, piegati sui remi. Naturalmente a questo punto l'inserimento dei barcaioli nelle società remiere, necessario per completare gli armi e dare il tocco in più di forza e destrezza. Oltre un secolo dopo nascono nell'Italia unificata dal Risorgimento le prime società: nel 1861 a Pisa la “Canottieri Limite”, nel '63 la “Cerea” e nel '69 l”Armida” a Torino. A Pavia nel '73 vede la luce la “Canottieri Ticino”, dall'impostazione aristocratico-borghese, ma sono proprio i barcaioli a gareggiare e a ben figurare. La “Ticino” accentra gli interessi dei pavesi per dodici anni, fino a quando un gruppo di soci dissidenti decide di fondare una propria società, la “Battellieri Cristoforo Colombo”. Da questo momento Pavia sportiva e fiumarola è divisa in 'ticiniani' contro 'colombiani'.

LA FONAZIONE DELLA BATTELLIERI COLOMBO

I fondatori della società erano uomini decisi, amanti dello sport remiero spinti da un sentimento di rivalsa, propensi a non disperdere l'attivismo che li animava e a non lasciar cadere nel vuoto critiche costruttive e nuove proposte. Anche nel nome scelto c'è il desiderio di differenziarsi dai canottieri, esaltando la vogata in piedi, più popolare e legata alla tradizione pavese, e l'intitolazione al più grande navigatore, il maggior uomo d'acqua di tutti i tempi, lasciava intendere i propositi dei fondatori.
Alla fine dell'Ottocento Pavia, con una popolazione di poco più che 30.000 abitanti, aveva un'economia sostanzialmente ancora agricolo-artigiana; ben rappresentati anche i commercianti, gli studenti, i militari ed il clero; relativamente pochi gli operai: i guadagni bastavano spesso a garantire un limite di sopravvivenza e pochi svaghi. La “Colombo” era essenzialmente composta da questi cittadini dalle poche pretese e dalle molte iniziative: un rapporto della Visita Pastorale del 1889 rileva che la società, laica e moderna, attirava i giovani con lo sport del remo e può essere pericolosa per la loro educazione, lasciando intendere non solo che era molto frequentata ma che i giovani, per essa, disertavano gli oratori.
Il primo documento riguardante la società, non ancora nata giuridicamente, è la scrittura privata di locazione, in data 15 luglio 1885 e valida fino al 15 luglio 1895, tra il signor Siro Corbella e la “Battellieri Cristoforo Colombo”, di un terreno su cui sarebbe sorta la sede sociale. L'affitto annuo era di 80 lire, da corrispondere in due rate, per 63 mq. Nel contratto una clausola prevedeva che il locatore e la famiglia potessero usufruire gratuitamente delle barche di proprietà della società. Firmatari del documento sono il vice-presidente Cesare Palma e il consigliere Francesco Fontana, che risponderanno in proprio delle eventuali insolvenze. Il 10 settembre 1885 il capomastro Carlo Veneroni, a nome della società, chiede alla Giunta Comunale il benestare per costruire un padiglione, che funga da magazzeno e da sede sociale, attiguo alla proprietà Corbella in via Porta Calcinara n. 1. Dopo appena un mese ci si rende conto che lo spazio non è sufficiente al fabbisogno e il 23 ottobre 1885 si affittano altri 16,50 mq. a £ 20 annue.
Sede Colombo 1895Approvato il progetto dalla Commissione Edilizia, hanno inizio i lavori e finalmente si approda al momento decisivo. Finanziariamente l'opera è sostenuta da un gruppo di persone che anticipano il capitale sociale, £60, alla nascente società. Questi benemeriti, da considerare a ben vedere soci fondatori della “Colombo” sono : Francesco Albertini, Angelo Arcari, Cesare Arienti (che nel novembre '95 cederà la propria quota), Francesco Belloni, Camillo Beretta, Carlo Borghi, Anacleto Bravo, Giacomo Capella, Pietro Crespi, Carlo e Romeo Pecorara, Francesco Previni, Luigi Rampazzi, Achille Ricotti, Agostino Sozzi.
Alle ore 14 dell'8 novembre 1885 in un aula del Regio Liceo, concessa dall'allora sindaco Alessandro Campari, si svolge la prima riunione tra un gruppo di amici e simpatizzanti del canottaggio per concretizzare le basi della nuova società. Presidente è il professor Ernesto Scuri, rettore dell'Istituto Sordo-muti di Pavia, futuro direttore della “Rassegna della pedagogia per l'educazione dei sordomuti” e membro del Collegio dei Musici della cattedrale. Luigi Rampazzi, cassiere, il già citato vicepresidente Cesare Palma, l'economo Giovanni Veneroni, i consiglieri Francesco Fontana, Anacleto Bravo, Cesare Salina, Francesco Belloni e il capo-tecnico Placido Squillario completano, secondo le fonti contemporanee, il primo consiglio di amministrazione.
Maglie della ColomboIn poco tempo la sede è terminata, sulla riva sinistra, poco a monte del Ponte Coperto: è un casello a un piano, al quale quasi subito furono uniti due corpi laterali, più avanzati rispetto al nucleo originario. Una scala centrale portava al fiume, distante pochi passi. La società senza chiacchiere o vanti, prosegue modestamente nell'organizzazione e preparazione del parco barche per poter affrontare un programma sportivo adeguato a una matricola. A Pasqua dell'86 acquista, arricchendo una già buona flottiglia, un canotto a 16 remi capace di contenere 20 e più persone, utile per le gite sul Ticino dei soci e delle loro famiglie, accompagnati da rematori vestiti con la divisa sociale, una maglia bianca con la scritta verde “Colombo” in corsivo e pantaloni al ginocchio ugualmente bianchi. La prima sortita del “Colombo”, questo è il nome del battello, è per l'inaugurazione della sede il 2 maggio 1886. Tra gli invitati il presidente della “Ticino”, avvocato Tassani e le maggiori autorità cittadine. Il Corpo di Musica Operaio, ospitato su un altro barcone, allieta la gita degli invitati fino al Confluente e fuochi d'artificio sul fiume concludono la festa. Poco più tardi il presidente Scuri ricambia la visita alla “Ticino” in occasione dell'inaugurazione della propria sede presso Porta Salara.
Ad agosto, gradita sorpresa per i sostenitori della “Battellieri” ha luogo la prima gara, a Piacenza, con il battello-canotto “Pegaso” e il battello “Eridano”. I risultati non sono buoni ma ugualmente importanti per la regata d'assaggio e per dimostrare, con questa presenza, quella vitalità che è la mira iniziale dei fondatori, i quali, nel gennaio dell'87 possono già contare sull'adesione di 150 soci, paganti una tassa di iscrizione di £ 10 e una quota mensile di £ 2,
Dopo aver portato in salvo un convoglio di chiatte del Presidio Militare di Piacenza e messo a disposizione le proprie barche, per una gita sul Ticino, dei soci della società ginnastica “Forza e Coraggio” di Milano e successivamente dei partecipanti al III Congresso Medico Nazionale svoltosi a Pavia, la società punta decisamente alle gare. La sfida tra Tancredi Romagnoli e Amilcare Ferrari della “Ticino” attira molti curiosi che scommettono sul vincitore, che sarà Ferrari, e fa da preludio al primo grande risultato remiero della neonata società

LA “COLOMBO” NASCE VINCENDO

A Venezia sul Canal Grande, la “Colombo” disputa la seconda gara della sua ancora brevissima storia, il battesimo a una regata internazionale. La barca inviata, grazie a una sottoscrizione tra i soci, è una veneta a quattro vogatori, e proprio nella patria della vogata in piedi. Sembra presunzione, ma a Pavia si rema così da sempre, non c'è per ora altro modo. È una sfida ai campioni veneziani, pressoché imbattibili nelle loro eleganti quanto innate vogate, eppure, sembra un miracolo, i colombiani vincono il primo premio, alla Bucintoro a Paviapresenza del re Umberto e della regina Margherita. La data è storica 2 agosto 1887, e storico, incancellabile nella memoria è l'equipaggio: Enrico Arrigoni, un simpatico tipo bohèmien, Francesco Fontana e gli studenti Giangiacomo Devecchi e Angelo Marangoni, tutti giovanissimi. Il nome della barca “Salve”, sembra ancor più irriverente saluto ai grandi vogatori veneziani, il ricordo di una breve apparizione diventata gloria inaspettata soprattutto se si considera il breve periodo di allenamento sul Ticino, ben diverso dalla laguna, il numero dei partecipanti e la fama degli avversari battuti. La vittoria frutta anche 1.500 lire, donate dagli organizzatori ai vincitori, e una stupenda opera raffigurante il bucintoro, la famosa imbarcazione dei dogi veneziani in filigrana d'argento. Il trofeo, attraverso sconosciute peripezie, finisce alla “Canottieri Adda” di Lodi e solo nel 1934 la società riesce, tramite minuziose trattative, a ritornarne legittimamente in possesso. Due soci della “Colombo”, Gino Carini e Augusto Sairani, donano alla società lodigiana una coppa d'argento come ringraziamento per l'avvenuta restituzione.
Ritorniamo al fausto giorno dell'87: i pavesi, solitamente restii a festeggiare i concittadini, pur se autori di grandi imprese, si radunano in gran numero davanti alla stazione ferroviaria per salutare e applaudire gli 'eroi' di Venezia, consci del grande risultato sportivo ottenuto, in un periodo in cui lo sport non aveva ancora a disposizione la grancassa dei mass-media. Il Corpo di Musica Operaio, fuochi d'artificio, un corteo fino alla sede sociale della “Colombo” accompagnano i quattro vogatori che sono festeggiati da entrambe le società remiere, unite nella vittoria. Una altra sottoscrizione tra i soci, artefici ancora il dottor Giulio Oehl (futuro presidente), Anacleto Bravo (pure in seguito presidente), Francesco Albertini, Pietro Romagnoli e Gatti, permette alla “Colombo” di offrire un banchetto ai quattro vogatori e a settanta invitati, comprese le autorità, la stampa, e a un buon numero dei duecento soci iscritti, all'Albergo Equipaggio "Salve"Sant'Antonio in Borgo Ticino.
Le due società remiere ritengono doveroso non disperdere tale entusiasmo e con l'aiuto del Comune, intelligentemente sensibile ai problemi sportivo-finanziari, organizzano le regate a Pavia a fine settembre. Si tratta di tre gare in famiglia; una per quattro battelli della “Ticino”, una per tre battelli della “Colombo” (“Vittorino”, “Antenore” e “Salve”) e una con le due società antagoniste, per la prima volta, sul fiume amico; si comincia così a respirare quell'aria di competizione e di emulazione che frutterà in futuro importanti risultati. Per la storia, vince la “Ticino”, più esperta e smaliziata, ma è festa per tutta Pavia, con le barche, la sera, illuminate a far da contorno alle gare, fuochi d'artificio e tanta allegria.
Le terze regate dell'annata, quelle di Casale il 23 ottobre, fruttano il secondo posto con lo stesso equipaggio di Venezia, con la sola variante di Enrico Scuri, pluricampione italiano di sollevamento pesi, al posto di Arrigoni.
Niente, dopo questi risultati ottenuti con una gran voglia di partecipare, lottare e vincere, lascia supporre le discordie in seno al Consiglio Direttivo. Due interventi del segretario Anacleto Bravo sul giornale “Il Patriota”, a novembre e dicembre dell'87, evidenziano la situazione, difficoltosa da un punto di vista finanziario e prossima a portare lo scioglimento della società cui seguirà l'immediata ricostruzione su basi più affidabili. Ad aggravare lo stato di cose c'è la posizione di un gruppo di soci contrario al consiglio in carica. Estromessi con lo scioglimento del sodalizio ricostituitosi a dicembre “escludendo l'elemento perturbatore”, costoro dissentono sui motivi, non solo finanziari, della vicenda: sono una cinquantina tra cui Belloni, Emilio Devecchi, Achille Valle, Telesforo Comi, Giulio Oehl, quasi tutti studenti e professionisti con il solo peccato, riconoscono, di voler troppo bene alla società. Infatti la grande maggioranza di loro rientrerà.
Il primo Statuto della “Colombo”, approvato il 12 dicembre 1894, porta proprio quella del 1° dicembre 1887 come data di nascita , non comprendendo in questo modo la grande vittoria dell'agosto di Venezia. Nell'articolo 1° si legge – La Società ... ha per scopo diretto di procurare agli iscritti utili ginnastiche ricreazioni di canottaggio sul fiume Ticino; in caso di sinistri sul fiume la Società presta opera di soccorso a titolo di beneficenza. Con questi intenti si apre una nuova pagina di storia.

UN PO' DI STASI PER PREPARARE LA RINASCITA SPORTIVA

Negli anni immediatamente successivi, dall'88 al '91, la società non si impegna in regate e anche gli allenamenti sono molto rari e in sostanza inconcludenti. Ci si limita a gite nei dintorni di Pavia ad esempio a Milano e a Binasco risalendo il Naviglio, per soci e famiglie. Ma la stasi non colpisce solo la “Colombo” : per incoraggiare e promuovere lo sport del remo in chiara difficoltà dopo pochi anni di pratica, sorge a Torino nel 1888, ospitato nello chalet della “Eridano”, il Real Rowing Club Italiano, cui la “Colombo” si iscrive nel 1892, alla ripresa dell'attività agonistica.
Nel settembre dell'89, negli ambienti sportivi si parla della fusione tra le due società remiere cittadine, complice anche la vittoria nella veneta, al primo campionato italiano, della “Ticino”, che usufruisce dei vogatori dissidenti della “Colombo”, a sua volta vincitrice a Venezia con altrettanti dissociati della “Ticino”. Questi scambi si verificavano in modo talora amichevole, talora più nascosto. Questo non significava mancanza d'affetto per i propri colori; si trattava piuttosto di una situazione riferibile al momento d'inizio di tutto lo sport e alla mancanza di stimoli economici. Speso si cambiava società per amicizia nei confronti di membri di un altro sodalizio o per scaramucce e divergenze tra componenti di uno stesso armo e la cosa era naturalmente facilitata se in una sola città esistevano più società. Con l'andar del tempo questo costume si abbandonò, segno di un mutato momento storico.
Alle regate del '90 a Pavia, ospiti i maggiori armi torinesi, piacentini, veneziani e cremonesi, la “Colombo” si prepara alla grande rentrèe.
Nel 1891 il professor Scuri lascia Pavia dopo aver vinto un concorso per il posto di direttore del Real Istituto Sordomuti di Napoli; il nuovo presidente è il ragionier Camillo Beretta. Intanto il sandolino, antenato dell'attuale canoa, è l'unica barca a difendere i colori bianco-verdi, spinto dalle braccia di Virginio Barbaini, leader su “Fritz”.
La vera svolta si ha nel '92 con l'iscrizione al RRCI, l'acquisto del terreno su cui sorge la sede sociale dal proprietario Siro Corbella, l'ampliamento del magazzino per ospitare le barche e la creazione di un locale adibito a spogliatoio, esempi di una costante crescita e di una precisa volontà di attività, concretizzata con le regate di Lodi, dove la “Colombo” accumula tre premi, due in veneta e uno con il canotto da passeggio e un secondo premio, sempre nella veneta vincendo ben 19 medaglie d'oro, quattro d'argento e atri premi. Il ritorno a gare di una certa importanza porta alla vittoria alle regate di Genova in onore di Cristoforo Colombo, dove la società vince con la veneta “Audace” un 1° premio juniores e un 2° premio seniores. Vari festeggiamenti al rientro a Pavia, compresa la serenata di alcuni vogatori della “Ticino” da un canotto ormeggiato sotto alla sede sociale.
Equipaggio dell'"Audace"Completa l'annata il secondo posto al primo campionato italiano cui la società partecipa, quello di Salò e il riconoscimento della proficua attività con il sesto posto nella classifica remiera nazionale, stilata dal RRCI e pubblicata dalla “Rivista Nautica”.
Il '93 si apre come meglio non potrebbe: ritornano le regate a Pavia, nell'ambito delle grandiose manifestazioni organizzate dal Comune e da vari enti cittadini per celebrare la Pentecoste: corse velocipedistiche, concorso ginnastico, congresso dei mandolinisti lombardi, tiro a segno, torneo di scherma, corse dei cavalli e fuochi artificiali.
Le due società remiere riunite in un comitato pro-regate alla cui presidenza è posto l'avvocato Giacomo Franchi, approntano un buon programma con due gare per venete, due per jole di mare, una per skiff e un omnium per canotti con più di dieci vogatori. La “Colombo”, con lo stesso equipaggio, formato da Virginio Barbaini, Enrico Rozza, Augusto Calderara e Alfredo Bertolini, è prima nella veneta juniores e seconda seniores. Prima anche nell'omnium con la “Illusione”, a quattordici vogatori. Altri due primi premi e un secondo, sempre in veneta, a Torino e Alessandria e la partecipazione ai campionati italiani a Orta, con l'equipaggio dell'”Audace” costretto al ritiro, sono gli altri risultati, nell'insieme rilevanti, dell'annata del rilancio di una società che si prepara ad ottenere molte vittorie iscrivendo il proprio nome nell'albo d'oro del canottaggio italiano.
Il Comune constatato il successo delle regate di maggio, finanzia quelle tra barcaioli e barcaiole per la festa di Sant'Agostino che si celebra in settembre. Il Ticino è rischiarato a giorno, solcato dalle barche addobbate con fantasia e illuminate da palloncini coloratissimi e la “Colombo”, con una veneta trasformata in un drago che getta lingue di fuoco dalla bocca, vince il primo premio. Completano la grande festa sul fiume gare tra barcaioli e barcaiole, regatanti quasi per gioco, divertimento loro e soprattutto degli spettatori, poco abituati a veder donne gareggiare. La loro provenienza era quasi interamente borghigiana: a Pavia era nota una Fregnani, della stessa famiglia che oltre a dare bravi vogatori, darà un ottimo timoniere alla “Colombo”, che competeva in forza e abilità con molti uomini.
La società è decisamente salpata verso soddisfazioni e vittorie: sette le regate nazionali cui partecipa nel 1894, Lodi, Alessandria, Pavia, Torino, Carate Lario, Pisa, Bellagio, vincendo ben dodici primi premi, tre secondi e tre terzi posti , compresi i due ai campionati italiani di Stresa. Da sottolineare che nove primi premi e due secondi sono stati ottenuti, con la veneta “Audace”, ai quattro vogatori Achille Gandini, Romeo Levini, Primo Vittadini e Carlo Ravizza, in solo quattro mesi; un ottimo risultato rapportato all'epoca, e assoluto in ogni caso, che fanno mantenere alla “Colombo” il sesto posto in classifica tra le ventidue società di canottaggio esistenti in Italia.
La sede è sempre frequentata dai soci, che superano di gran lunga le cento unità, e anche dai clienti della Società dei Bagni Pubblici del Ticino, situata oltre Ticinello e la cascina Cami, sulla riva sinistra, in una bianca palazzina. La “Colombo” che possiede un'azione da £ 25, concorre al trasposto dei soci con le sue barche in occasione di feste sul fiume, ospita, nel giardino attiguo alla sede, tutti coloro che vogliono prendere il battello all'apposita fermata presso Porta Calcinara. Quando la “Colombo” chiederà il premesso al Comune di costruire una nuova scala che dal Lungo Ticino porti sul prato e poi in riva al fiume, avrà anche l'appoggio della società dei Bagni Pubblici, consapevole di tale necessità.
Enrico ScuriMa questa scala, col passar del tempo, da oggetto riconosciuto di pubblica utilità si trasformerà si trasformerà in oggetto del desiderio, realizzato, dopo le continue richieste del consiglio comunale del presidente Federico Vittadini, solo nell'aprile del '95. Le cronache coeve riportano, con un certo risalto, che la concessione è stata ottenuta “senza mendicare appoggi morali e materiali” e che la “Colombo” acquista, con la costruzione della scala che dalla strada porta alla sponda, “benemerenza al cospetto di Pavia tutta”, come riporta la “Provincia Pavese” dell'8 maggio 1895.
I risultati sportivi dell'annata non ripagano l'attività, pur permettendo alla “Colombo” di acquisire il quarto posto nella classifica remiera: quattro partecipazioni a regate, Torino, Bocca d'Arno, Piacenza e Como, oltre alle gare sociali sul Ticino, fruttano tre secondi posti e due primi posti a Piacenza, nella veneta e anche nella gara omnium per battelli con l'”Illusione” guidata da Anacleto Bravo, che non dimostra alcun affaticamento pur dopo il trasferimento, la mattina stessa della gara, da Pavia a Piacenza via fiume. La terza è la “Caprera” al cui timone è il segretario della società Michele Leoncini.
Nel '95 a Pavia non si disputano regate nazionali, ma i cittadini dimenticano ben presto il mancato spettacolo, impegnati come sono a divertirsi nei vari ritrovi che offre la città. Molte feste, di cui innumerevoli private, e molti balli: alla “Battellieri Colombo” si danza ogni settimana, funzionando dal '94 la Sezione Ballo, propaggine della società coordinata dai soci più giovani ed esuberanti. Si balla alla “Canottieri Ticino”, al circolo “Follia”, al borghese “Pavia”, all'”Estudiantina” e all'”Associazione Universitaria”, di chiaro stampo goliardico. I teatri “Fraschini”, “Guidi”, “Bordoni” situato all'aperto in Borgo, servono per le feste di Carnevale, per i grandi veglioni e per le opere liriche e teatrali. Anche il “Circolo di Convegno”, elegante ritrovo della società-bene, è aperto tutte le settimane per i 'lunedì danzanti'.
Questo stesso pubblico, che non perde occasione di divertirsi, ammira compiaciuto da sempre anche le belle gare sul Ticino e commenta con battute argute, ma sempre affettuose, le fatiche dei rematori durante le ben organizzate gare sociali.
Intanto l'equipaggio dell'”Audace”, con la sola eccezione di Gandini, sostituito da Quario, lascia Pavia per disaccordi con la società per gareggiare con la “Esperia” di Torino, che immediatamente li ha ingaggiati essendo i più forti vogatori sulla piazza. Il nuovo armo alla veneta a quattro, subito approntato, è composto da A. De Felici, Gaetano Barbieri, Angelo Marangoni e Ugo Mjnoia; il tempo di affiatarsi ed è subito secondo posto alle regate di Lodi.
Ma la grande soddisfazione dell'annata è la vittoria dell'outrigger a due con timoniere ai campionati italiani di Como; protagonisti sono i fratelli Alfredo ed Enrico Bertolini, timoniere Mario Albertini, che negli anni a venire diventerà uno dei maggiori nuotatori italiani di tutti i tempi e ancora oggi il più glorioso in terra pavese: vale a dire, un trio da leggenda.

I FRATELLI BERTOLINI E IL “TLÀ”

Nati rispettivamente nel 1875 e nel 1876, Alfredo ed Enrico Bertolini sono studenti appassionati di canottaggio. Alfredo rema alla veneziana e ha già vinto gare importanti, ma quella vogata, l'unica a Pavia, non lo soddisfa, preferisce il modo 'inglese', più adatto ai tempi rispetto alla vecchia veneta.
I fratelli BertoliniIl parco-barche della “Colombo” non comprende però un outrigger da corsa e non sufficienti sono i denari per comprarne uno nuovo; i fratelli Bertolini, con tipica inventiva pavese, non si perdono d'animo e costruiscono personalmente l'imbarcazione, usando vecchie casse di mogano giunte in Italia dall'America piene di frutta secca.
Questa barca dell'impossibile e dell'impensato doveva, data la sfiducia che accompagnava i fratelli Bertolini quando scendevano in acqua con le 'casse' necessariamente chiamarsi “Tlà”, che suono quasi onomatopeico, equivale a un 'ma guarda!', sinonimo di sorpresa e di incredulità misto a un sentimento di compiacenza. “Tlà” è del resto anche parola d'ordine, carta d'identità dei pavesi fuori dalla loro città, quasi un simbolo come il Ponte Coperto.
Fu invece una grande barca costruita con tenacia e volontà, suscitante l'ammirazione nell'ambiente del canottaggio italiano quando cominciò a vincere gare.
Il fragile ed elegante scafo sembrava quasi fremere e soccombere sotto le poderose vogate dei due biondi erculei studenti, ma scivolava leggero e agile sulle azzurre acque del Ticino. Allenatori di se stessi (alla “Colombo” c'era un solo istruttore di veneta Americo Vittadini), inizialmente non erano tecnicamente perfetti ma alla loro forza e potenza si inchinavano i maggiori vogatori europei, compreso il grande Delaplanche, incapaci di contrastarli adeguatamente, quando si lanciavano verso la vittoria.
Ai campionati italiani di Como, nel settembre '96, vinsero il titolo nella categoria juniores e ottennero il secondo posto nella gara seniores, battendo armi di tutt'Italia, molto più agguerriti, dotati di imbarcazioni certamente più sofisticate e reduci da allenamenti sistematici e prolungati.
Alle regate internazionali di Torino del 1897 ancora ottengono il primo premio battendo due equipaggi francesi, maestri dell'outrigger e, non ancora soddisfatti, nella stessa giornata, partecipano alla gara di veneta seniores in compagnia di Romeo Levini e Ugo Mjnoia, riuscendo primi anche in questa diversissima specialità.
La società intanto, constata la imbattibilità dei due fratelli, appronta un nuovo outrigger a quattro con timoniere: nasce il “Senza stile” composto, oltre che dai Bertolini, dal Levini e Mario Aprile. Il nome del timoniere non ci è noto. I quattro vogatori della “Colombo” vincono tutte le gare a cui si presentano: a Pallanza dove si aggiudicano il titolo di campioni italiani juniores, e due a Villa d'Este, juniores e seniores.
Il '98 è l'anno clou dei fratelli Bertolini e di conseguenza per la “Colombo”: dopo aver vinto con Malio Sali timoniere, a Firenze e aver avuto il secondo premio a Torino, sempre nella ex-capitale in agosto, ottengono il titolo di campioni italiani seniores. I vogatori, la “Colombo” e la città sono in festa perchè questa vittoria, oltre a designare i migliori d'Italia, significa anche partecipazione ai tanto desiderati campionati d'Europa. Il sogno, forse troppo atteso, non si avvera; il “Tlà” deve piegarsi perchè Alfredo è costretto a letto da una inopportuna malattia, proprio quando anche questo ulteriore impegnativo titolo era quasi in tasca, pronto ad essere appeso alle pareti del salone sociale, secondo le affermazioni dei maggiori avversari europei. Invece il “Tlà” di deve accontentare della terza piazza, con Gozzini, appartenente alla “Libertas” di Firenze, al posto dello sfortunato Alfredo Bertolini.
Il "Tlà"Il rammarico è enorme, ma si continua, e la “Colombo” vince due premi, juniores e seniores, nello outrigger a quattro con timoniere a Villa d'Este.
Oltre alle vittorie c'è la certezza dell'aver avvicinato vari appassionati alle gare in outrigger; infatti la “Colombo” può ora contare su due equipaggi agguerriti e, per quanto riguarda le barche, un outrigger a due, uno a quattro e uno, nuovo a otto, di fabbricazione francese, intitolato Eustacchio Pasino, condottiero pavese. Tutti gli armi, per la prima volta insieme, si presentano alla partenza delle gare di Cremona nel maggio 1899 e con due primi posti innalzano ancora il nome della “Colombo” ai rilievi della cronaca. I fratelli Bertolini prendono parte a tutte le gare, compresa quella dell'otto, completato dagli equipaggi delle due venete.
Impegni professionali impediscono però ai Bertolini di continuare gli allenamenti e di conseguenza la partecipazione alle gare senza sfigurare, data la loro fama di imbattibili 'oursmen'.
Presenti alle regate di Pavia del 1900 e in quelle del 1901, dove sono ancora secondi e primi nello outrigger a quattro, abbandonano nel settembre di quello stesso anno. Lasciano un vuoto incolmabile nell'outrigger a due e una scuola in quello a quattro, che arriverà a ottimi traguardi. Enrico, orfano del capovoga Alfredo, partecipa a una regata in veneta, per poi abbandonare le gare immediatamente dopo.

L'ATTIVITÀ NON SI FERMA AGLI OUTRIGGERS

Anche se la diffusione dell'outrigger tra i vogatori della “Colombo” porta novità, vivacità e ottimi risultati, non ci si dimentica della veneta.
Le regate di Pavia nel '97, malgrado il totalizzatore per le scommesse, il corpo di musica civico, la presenza di un discreto pubblico, soprattutto popolano, sulle rive del Ticino, impegnano a lanciare frizzi pungenti, arguti ma sempre bonari all'indirizzo dei concorrenti, sono disertate dalle altre società: solo le locali “Colombo” e “Ticino” si contendono i premi.
Presidenti G. Gnocchi e G. OehlPiù redditizia la partecipazione ai campionati italiani di Pallanza dove la società conquista il primo premio in veneta juniores, confermando a Torino.
I soci della “Colombo”, intanto, non vanno solo per fiume o per mare, ma partecipano anche a gare di atletica e di tiro a segno, portando la classica maglia bianco-verde con il nome della società. Gaetano Barbieri nell'atletica e Costantino Re nel tiro, gareggiano con buoni risultati ed Enrico Scuri, ex vogatore, è campione italiano assoluto di sollevamento pesi nel '97, '98, '99, 1901 e 1903.
Nel '98 cambio della guardia al vertice; ad Achille Guastoni succede Guido Gnocchi, commerciante di fede repubblicana, attento protagonista di ogni manifestazione riguardante la sua Pavia, sia essa di politica o sportiva, soprattutto riguardante il canottaggio.
Gli anni a cavallo del '900, lo si è visto, furono gli anni dell'outrigger; la veneta era però sempre tenuta in alta considerazione e i buoni risultati davano ragione a questa politica: dal '98 al 1901 otto regate fruttarono tre primi posti, otto secondi e quattro terzi premi, mentre vari vogatori si alternarono sulle imbarcazioni. Anni di sano entusiasmo, trasferte in città come Torino, Arona, Firenze, Como, Napoli, che per gli spesso umili regatanti equivalgono a un premio speciale e significavano desiderio di far parlare della “Colombo” e di Pavia nel maggior numero possibile di luoghi dimostrando la loro perizia e la loro volontà di vittoria. Si può pensare che questo sia lo sport puro, fuori dalla politica, invece, in seguito ai gravi fatti che nel '98 caratterizzarono tutta la penisola, i moti per il prezzo troppo alto del pane, e la conseguente reazione che tanti morti provocò particolarmente in Lombardia (il primo morto, Muzio Mussi, fu proprio a Pavia), le regate furono sospese per problemi di ordine pubblico. La “Colombo”, al apri di ogni altra società, sportiva o no, fu visitata dalla polizia.
Gli allenamenti continuarono ma il comitato per le regate si dimise, per non spendere denari ad organizzare feste, mentre il popolo chiedeva pane per sopravvivere.
In un clima ancora difficile, l'11 dicembre 1898 si costituisce regolarmente con un rogito notarile la Società Cooperativa “Battellieri Cristoforo Colombo”, della durata di vent'anni.
Davanti al notaio Emiliano Garassini si presentano 27 soci: Guido Gnocchi, Michele Leoncini, Enrico Casali, Americo Vittadini, Cesare Martinotti, Francesco Granata, Piero Ferraio, Rinaldo Tacchini, Mario Aprile, Silvano Gobbi, Giuseppe Pizzocaro, Francesco Tronconi, Achille Perotti, Vittorio Prinetti, Alfredo ed Enrico Bertolini, Cesare Guastoni, Anacleto Bravo, Luigi Bagini, Mario Rovida, Carlo Lanza, Ettore Alberti, Ermenegildo Travaglini, Lino De Paoli, Cesare Guarani, Carlo Rona, tutti benestanti. Probiviri l'onorevole Roberto Rampoldi, l'avvocato Carlo Belli, sindaco di Pavia, e Francesco Albertini.
Datato 1899 è invece il primo bilancio reperito: i profitti e le spese sono ambedue di £ 3.514,90; le spese per le regate ammontano a £ 666,10 e i profitti provengono dai contributi e sottoscrizioni fra i soci.
Si constata facilmente come esso risenta della mancata sovvenzione comunale, che annualmente contribuiva a sollevare, seppure di poco, le magre entrate delle società sportive. In questo periodo le sorti cittadine sono rette da un Commissario Regio, non avendo le forze politiche trovato un accordo per formare la Giunta, in seguito ai gravi fatti del '98. Il signor Adani-Rossi, estraneo alle faccende pavesi e mal consigliato, ha sovvenzionato dapprima solo la “Ticino”, organizzatrice delle regate per quell'anno, e poi le neonata sezione ticinese del RRCI, di cui la “Colombo”, fedele alla sezione lombarda “Audaces”, alla quale erano destinati i contributi da dividere tra le due società, non è stata chiamata a far parte. Alla “Colombo” non resta che disertare le regate per protesta contro la discriminazione.
Dopo le regate di Cremona e i campionati italiani a Como, dove la veneta giunse sesta, la società pensa al rinnovamento e all'ampliamento.
I vecchi soci vendono al prezzo di 650 lire lo stabile della sede alla società che ad agosto acquista dal Comune 80,50 mq. al prezzo di £ 1,50 al mq. e affitta 564 mq. a £ 20 annue. Il Comune si assicura la prelazione in caso di vendita di tutto il complesso edilizio e il terreno adiacente se usati per scopi diversi dal canottaggio.
Il nuovo secolo porta buoni consigli e riconciliazione tra le società remiere cittadine, per buona pace dei vogatori pavesi che sempre affollano il Ticino durante le riunioni di canottaggio, sport pavese per eccellenza, con il ciclismo e la ginnastica.Jole debuttante nel 1904
Nel comitato per le regate sono presenti, infatti, la “Colombo” rappresentata dal segretario Michele Leoncini e dall'ispettore di canottaggio Americo Vittadini, la “Ticino”, il RRCI e l'”Audaces”. In programma varie regate, di cui una riservata ai militari; buoni i risultati per la “Colombo”, che però fallisce l'obiettivo del campionato italiano a Napoli.
La stasi che ora interessa la “Colombo” sembra comune a tutto il canottaggio italiano, vittima di società poco interessate all'agonismo. I soci affollano le sedi, riporta la “Rivista Nautica”, per giocare a bocce, cenare al fresco, ballare, fare le docce o giocare a carte, dimostrando apatia, indifferenza per le gare. Si devono dare in tal senso direttive più attive, è il monito dell'autorevole rivista ma la “Colombo” è citata con merito per la serietà con cui fa allenare quotidianamente due 'veneziane' e un outrigger.
Le regate di Pavia premiano questo lavoro perseguito con merito malgrado una non felice situazione finanziaria e il continuo cambio al vertice direttivo. Due primi premi e due terzi ottenuti davanti al Duca degli Abruzzi, patrono della sede ticinese del RRCI, sono gli ottimi risultati. Il pubblico accorre assiste per la prima volta alla gara tra outrigger a otto con timoniere, armo tipico della Oxford-Cambridge. La “Eustacchio Pasino” della “Colombo” però si ritira dando via libera all'otto dell'Olona.
Le regate di Arona e Lodi chiudono il periodo caratterizzato da grandi trasformazioni e dalla presenza dei Bertolini, campioni leggendari.

IL DOPO BERTOLINI

I fratelli Bertolini lasciarono alla « Colombo » una non facile eredità, vogando e vincendo su barche di tutte le misure. Famosa la battuta di Alfredo, quasi un suo testamento: « Bisogna saper remare prima di andare in barca » .
Dal '902 al '906 su nove regate, di cui due a Pavia, l'outrigger a quattro completamente rinnovato nell'equipaggio ottenne solo un secondo e un terzo posto e l'outrigger a otto un terzo posto. Molto meglio le cose andarono per la veneta a quattro: sette partecipazioni con tre primi posti e quattro secondi premi, tra cui il titolo di vice-campione italiano seniores ottenuto a Venezia.
Il 1904 è l' anno del debutto alla « Colombo » della jole di mare a quattro vogatori, l'anno seguente sarà 1 'unica imbarcazione a disputare gare per la società pavese.
Ancora problemi, intanto, nel 1903 causati dall'intromissione della Giunta Municipale nell'organizzazione delle regate alle quali dona mille lire di sovvenzioni pretendendo però che sia compiuto un giro di boa anziché gareggiare sul percorso lineare.
La « Colombo » , ligia ai voleri dei propri vogatori si astiene e indice, un mese prima, le regate sociali, che hanno un grande concorso di pubblico: il successo, insperato, ripaga la società e gli atleti dei duri allenamenti quotidiani, mentre il Ticino sembra rivivere, con due grandi regate a breve distanza, il periodo migliore di continua vitalità.
Le gare sociali e le regate nazionali sul Ticino aprono un 1904 ancora ricco di ottime prestazioni, compreso il secondo posto ai nazionali di Bocca d'Arno, nella veneta juniores, seppur caratterizzato da scarse partecipazioni, che confluiscono nell'unica gara disputata dalla società ne11905.
Il.20 luglio 1904, intanto, il sodalizio ha inaugurato il vessillo. Nel corso del ricevimento il presidente, professor Tacconi, rivendica alla società alti compiti nazionalistici: « La "Colombo" tende a fare dei cittadini forti di membra e di spirito, pronti altresì alla rivendicazione nazionale di quelle terre nelle quali ancora chiamarci italiani è delitto ». Il discorso, riportato dalla « Provincia Pavese » il 27 aprile 1904, ben inquadrabile nella concezione militaresca dello sport dei primi anni del secolo e adatto all'ufficialità dell'occasione, non impensierisce i bravi vogatori esempi probanti del sano e puro sport, seguaci senza cultura e senza enfasi delle teorie decoubertiane Sono infatti la forza delle loro braccia, l'allenamento costante, la buona tecnica acquisita a riportare l~ società, dopo anni di permanenza intorno alla decima posizione, al quinto posto nella classifica remiera nazionale.
Questo risultato bilancia la poca attività del 1905 , in cui gareggia t vince solo una jole di studenti de: Regio Liceo, che puntualmente, liberi dalle occupazioni scolastiche si allenano sulle barche della « Co lombo » e, de11906, con le gare d: Salò e Pavia, che risultano un vero fallimento di pubblico e di organizzazione per la coincidenza con le gare di Corno, per gli imposti giri della boa e per il fatto di gareggiare il lunedì.
In un periodo in cui lo sport del remo è piatto e le imbarcazioni restano troppo spesso a riva, la «Colombo» decide l'ampliamento del la sede sociale, provvista ora d docce, sala da ballo, sala di lettura, terrazza e ampio locale per le riunioni invernali.
È un atto doveroso verso i duecento soci della società che spera d esser contraccambiata con maggio] interesse agonistico, in questo momento troppo calmo anche a livello nazionale.

IL CANTO DEL CIGNO

Anno di grazia, il 1907; la « Colombo » partecipa alle regate nazionali di Cremona, Lodi, Torino, Roma, Bellagio, ottenendo tre primi premi e due secondi, alla gara di resistenza sui 18 km. che separano Milano da Abbiategrasso, dove giunge prima nell'outrigger a otto con timoniere, ai campionati italiani di Pisa, vincendo qui i titoli juniores e seniores d'outrigger a quattro con timoniere e quindi agli europei di Strasburgo dove lo stesso equipaggio ottiene un validissimo secondo posto.
Accanto alla veneta e a1la jole di mare, sempre a quattro vogatori, e l'outrigger a rinverdire i fasti che erano stati dei fratelli Bertolini: Ettore Sansoni, Mario Albertini, Malaspina e Bellinzona e il piccolo timoniere Alfredo Fregnani formano l'armo vincente, segnando per la « Colombo » la partecipazione agli Europei. Migliore risveglio, dopo un periodo di leggera stasi, non poteva esserci e la « Colombo » dimostra in questa occasione che nei periodi di necessità sa serrare le fila e soprattutto rinnovarsi. Infatti, è in questo periodo, precisamente il 7 aprile 1907 che i soci, riuniti in assemblea straordinaria discutono sull'opportunità di costituire una sezione femminile; i tempi però non sono ancora maturi e niente cambia in seno alla società. È significativa però che questa istanza di cambiamento sia partita da un sodalizio sportivo.
Altre due circostanze concorrono a incidere il '907 nella memoria pavese: mentre comincia a essere trascurata la vogata alla veneta (ormai abbandonata anche nel resto della Alta Italia, eccetto nella laguna, perché non costituisce specialità internazionale) si verifica - fatto socialmente tanto più grave - la rottura dell'argine del Ticino in piena a monte della città, con conseguente inondazione del Borgo, resa più drammatica dalla fuga verso Cava Manara degli abitanti con la rMilano-Abbiategrasso lungo il Naviglio Grandeoba e gli animali, che rappresentano una ricchezza irrinunciabile. Le barche delle società remiere cambiano ospiti e funzione realizzando un servizio civile tra i più apprezzati e utili ai borghigiani, da tempo abituati agli umori del 'fiume azzurro' , ma in drammatica difficoltà di fronte alla catastrofe.
L'anno dopo tutto sembra andare al meglio: sotto il profilo sportivo grande attività e ottimi risultati: la « Colombo » partecipa a cinque regate, alla Milano-Abbiategrasso e ai campionati italiani di Salò (dove l'outrigger, composto da Ettore Sansoni, Mario Albertini, Roberto Forni ed Enrico Grassani, quando è in seconda posizione viene danneggiato e costretto al ritiro) ottenendo in totale quattro primi posti, cinque secondi e un terzo. Risultati cosi brillanti sono però seguiti da uno scarsissimo impegno del biennio 1909-1910. All'origine di questo nuovo periodo è il ritiro dalle gare dell'equipaggio dell'outrigger a quattro, vice-campione europeo a Strasburgo. Ancora una volta si tratta di un'eredità difficile da amministrare e occorre rinverdire la speranza e la fiducia nei giovani. Tra questi intanto si segnala per vigore fisico Cesare Forni, alto quasi due metri e dal corpo possente. Il futuro leader dello 'squadrismo' lomellino è ancora del tutto digiuno di politica, interessato, con il fratello Roberto, al canottaggio.
Continua l'attività remiera Mario Albertini, in coppia con Sansoni sulla jole a due, sebbene impegnato sempre ad altissimo livello nelle gare di nuoto. Albertini, leader in Italia per essere uno dei pochi praticanti del redditizio stile « trudgeon », che dopo ulteriori modifiche diventerà l'attuale « crawl », nuota in Italia e all'estero portando alla « Colombo » e alla « Rari Nantes », le due società per cui gareggia, molti primi premi. Iniziata la carriera come timoniere del favoloso duo Bertolini, si dedica al nuoto in modo naturale, spontaneo e dal Ticino, dove puntualmente batte, distanziandoli di molte bracciate, ragazzi molto più grandi di lui, gareggia ovunque risultando, dal 1902 al 1909, imbattibile su qualsiasi percorso. Ma Albertini non abbandona il canottaggio e diventa validissimo vogatore, campione d'Italia e vice europeo; spesso gareggia, nella stessa riunione, sia Come vogatore che come nuotatore, ottenendo allori in ambedue le specialità, come a Pisa nel 1907: campione italiano nell'outrigger a quattro 'e vincitore di due prove di nuoto di particolare importanza.
È un campione totale, come pochi ne ricorda Pavia sportiva, con una grande passione per la caccia che gli faceva dimenticare ogni cosa, persino di presentarsi alle gare; anche in questo si vede la grandezza di Albertini, nel considerare lo sport un divertimento, senza angosce, una passione pura.
Ancora giovane anagraficamente ma ormai superato per la legge del nuoto, perse una gara ad opera di un altro campione come Massa, si ritira serenamente a parlar di selvaggina e fucili nel suo negozio di armaiolo in Strada Nuova.
Mentre l'equipaggio di cui fa parte Albertini, l'unico che svolgeva una attività quasi costante, viene sciolto, la società regala ai propri soci un ulteriore ampliamento della sede, che ora è a due piani, con quello inferiore adibito a magazzino-ricovero per le imbarcazioni da corsa e da passeggio, laboratorio di carpenteriaI vice-campioni europei, sala spogliatoio e docce, mentre al piano superiore sono poste la sala del telefono, quella per i soci, il salone per il consiglio e quello per i ricevimenti, ampio 85 mq., e la sala del caffè. Nel progetto è prevista anche l'abitazione del custode. All'inaugurazione tutta la Pavia che conta è presente compreso lo schivo scienziato e senatore, Camillo Golgi, premio Nobel per la fisica. Champagne e valzer allietano la festa.
Il tutto però mentre solo la Milano-Abbiategrasso arricchisce il carnet delle vittorie e il settore agonistico vegeta grazie ai soli equipaggi studenteschi, dalla vita sportiva breve e condizionata dall'impegno scolastico.
Dopo il risveglio agonistico nel 1911 , con il ritorno di una veneta a quattro debuttante e quello del sandolino, con Silvio Corona, mentre si consolida la presenza della jole di mare, suffragata però da risultati abbastanza modesti, arrivano gli anni bui dello scioglimento della società.
La fusione delle due sezioni di canottaggio, la Ticinese e la Lombardo-Emiliana è emblematico della cattiva situazione remiera. La « Colombo », malgrado istruttore e anima ne sia Corrado Malaspina, carico di un entusiasmo che trasmette intatto ai giovani, gareggia solo nel mese di maggio e solo a Firenze l'outrigger è primo.
L 'avvenimento dell'anno, nella Pavia rem1era, non e una regata o una vittoria particolarmente ambita, ma la crociera fluviale Torino-Pavia-Venezia-Roma, organizzata dal RRCI. La sede della « Colombo », elegante e signorilmente addobbata, è meta di tutte le autorità e degli ospiti illustri al seguito del raid, mentre 25 motoscafi partono da Pavia per raggiungere Cremona, affiancando gli arditi vogatori e suscitando interesse e curiosità, anche per la linea non proprio ortodossa, quasi da prototipo, di certe barche. Alla «Colombo» viene consegnato, per l'ospitalità, il diploma di benemerenza del RRCI.
Le sortite in acqua sono poche, svogliate, spesso interrotte, accompagnate dai lazzi dei troppi spettatori adagiati mollemente sulle sponde a criticare i pochi vogatori ancora impegnati e piegati sugli scalmi.
La crisi non si è accampata solo sul Ticino, è nazionale e, addirittura, internazionale, colpendo anche la Francia, una delle nazioni madri del canottaggio. A Pavia si riparla di fusione tra le due società, troppe- si dice - in una città di provincia; la verità è che man persino l'emulazione, pure tanto sbandierata, e trionfa l'abulia, tanto che neppure un nuovo sodalizi più potente, potrebbe ridare nuove vittorie e lustro allo sport remiero cittadino.
Per la « Colombo » è ormai questione di giorni; la società, spremuta dalle recenti ed elevate spese non controbilanciate da introiti sicuri e dall'impegno agonistico, dichiara il 2 dicembre il proprio fallimento. Nominato curatore l'avvocato Ercole Mussini, si provvede alla liquidazione della società tra il dolore degli appassionati di tutto lo sport e di ogni manifestazione di vita cittadina. Mentre si analizzano le cause dello sfacelo, comprendendo, tra l'altro, il traffico di sabbia e ghiaia a ridosso della sede e dell'approdo, si riparla anche della necessità che la «Colombo» deve risorgere per il bene di tutto lo sport pavese e per creare sprone all'altra società, anch'essa in grave difficoltà.
Antica sede della Battellieri ColomboLiberarsi dell'assenteismo dei soci, delle beghe personali, di gente che si avvicina al canottaggio per ambizioni personali più che per autentiche capacità sportive e sincero amore, ecco i propositi dei dirigenti storicamente legati alla «Colombo». Intanto, però, alla presenza del presidente dottor Eugenio Giorgi e di 14 soci, tra cui Egidio Cipolla, il notaio Tito Morandotti ha deciso la messa in liquidazione della società, dopo aver constatato una passività di L. 27.774,68. Paride Negri acquista, il 7 aprile 1913, la sede e il materiale nautico al prezzo di 20.500 lire.
I vecchi soci hanno comunque un desiderio: ritornare a far rivivere la società subito, con nuovi stimoli e nuovi capitali.
Il triste e doloroso periodo bellico e la conseguente crisi impediranno però l'attuazione immediata del progetto.
Nel 1919, come un'invincibile fenice, la «Colombo», tuttavia, risorgerà non su ceneri ormai sparse nel vento di guerra, ma con l'animo nuovo della ricostruzione.

LA NUOVA «COLOMBO»

L 'amore dei vecchi soci per il sodalizio, l'entusiasmo che seppero infondere nei giovani, la speranza di vedere le maglie bianco-verdi vogare sul Ticino e sugli altri campi di regata, un desiderio di rinascita mai sopito, seppur consapevole delle mille difficoltà e dei gravi sacrifici necessari, diedero un impulso alla nuova « Colombo » .
Dopo la guerra sembrava aprirsi al mondo una nuova società e una nuova vita, più dura ma carica di quelle speranze che inevitabilmente dimorano in chi ha superato momenti altamente drammatici. Vita nuova per tutti e anche per la « Colombo », con il solito problema di carattere finanziario da risolvere
contemporaneamente a quello della coesione degli ex soci, guariti dalle beghe personali, con i nuovi aderenti.
Il progetto ha l' artefice più convinto nell'infaticabile Carlo Sironi, organizzatore di convivi tra gli amanti del canottaggio alla trattoria della Capanna. Sempre in una trattoria, alla Gambarana, il 6 luglio questi amici uniti dalla comune passione, nominano Progetto nuova sedeuna Commissione direttiva provvisoria: è il primo passo.

Una lettera del 30 luglio 1919, indirizzata al Sindaco, chiede la concessione di un'area per la nuova sede della rinata società. Tra le altre cose vi si dice: «Vi è una serie di persone, tra le classi popolari, che nella "Colombo" trovavano il loro ambiente e che nella cessazione della stessa si trovarono allontanati dal più salutare ed educativo fra tutti gli sport» .È chiaramente esposta in primo piano la funzione sociale della società, al di là degli stessi risultati sportivi che furono rilevanti, ed è espressa la sicurezza che proprio tra le categorie più umili essa ritroverà i componenti della sua famiglia. La firma per il Comitato Provvisorio, composto da cinque membri, è dell'avvocato Italo Sinforiani, professionista e uomo politico.
La Giunta comunale chiede tempo per decidere, dati i lavori in corso "per la sistemazione viaria del Lungo Ticino. In realtà i lavori sono avanzati e i progetti conosciuti da tempo: il ritardo evidenzia un certo ostruzionismo. La prima difficoltà viene quindi proprio dalla Amministrazione comunale, tanto che gli sportsmen pavesi dubitano che la società risorga.
La «Colombo» , da parte sua ha l'incondizionato appoggio di tutta la stampa pavese, sportiva e no mentre il numero dei soci è in costante aumento. La stampa, soprattutto «La Provincia Pavese», auspica che le autorità comunali non ostacolino veramente la società. Il giornale che più prende a cuore le sorti del sodalizio è «La Squilla Sportiva» , emanazione della «Squilla Repubblicana» , diretta da Manlio Sali, già timoniere e poi istruttore di canottaggio.
L 'amministrazione locale, invece di aiutare la « Colombo », come succede in altre città (ad esempio a Torino, dove quel Comune provvede direttamente alle sedi delle società sportive cittadine), l'abbandono ritardandone oltremodo ogni
attività.
Finalmente è concessa un'area, ma in via precaria (mentre la società la vorrebbe acquistare), posta di fronte all'ex baluardo dell'Almo Collegio Borromeo, attigua alla costruenda strada del Lungo Ticino. Il consenso della Giunta è subordinato al fatto che il fabbricato sia sempre e solo destinato a società di sport nautico. Il prezzo è di lire due al mq. Due clausole impongono che mai l'edificio sia tinteggiato in blu e il numero dei piani rimanga invariato.
Intanto il 30 novembre 1919 la società si è costituita regolarmente durante un'assemblea tenutasi all'albergo Gambarana, diventato sede provvisoria. I soci rifondatori sono 58 e tra questi molti fanno parte della vecchia «Colombo», mentre già a dicembre si registrano 35 nuove iscrizioni, tra cui quella del ciclista Galeazzo Bolzoni. Presidente è nominato l'avvocato Italo Sinforiani, presidente anche della «Associazione Democratica Felice Cavallotti».L'avv. Sinforiani
I soci che versano 4 lire mensili, sono raggruppati in quattro categorie: onorari perpetui, se versano una somma pari o superiore a lire 5.000 (il loro nome sarà inciso su una targa di bronzo posta nel salone dei ricevimenti della futura sede); perpetui benemeriti, con donazioni superiori alle 2.000 lire; perpetui, con 1.000 lire e ordinari. La società, per incrementare le entrate, si costituisce in anonima cooperativa, con azioni 'amministrative' emesse a L. 25 1 'una per un totale di 226 azioni.
La società però non è ancora sicura che quella sul Lungo Ticino sarà la sua sede definitiva, perché le è stata proposta anche una zona fuori Porta Nuova, detta della Chiavica; pur di avere un tetto i soci sono disposti anche ad accettare un'ubicazione assai fuori mano.
La situazione della «Colombo» in questo periodo non è rosea, come del resto quella di tutte le associazioni sportive. Sarebbe necessario, sono in molti a pensarlo, svecchiarsi dando il voto ai giovani, che sono e devono essere l'anima più autentica della società, non solo passivi esecutori di ordini e decisioni che altri hanno preso per loro. Troppo poco è assegnato per le regate, i cui costi incidono solo per un quindicesimo sul bilancio. Inoltre, per quanto Pavia sia posta su un fiume bellissimo, con una buona portata d'acqua, ancora non vi si sono organizzate gare di campionato italiano. Mancano, infine, gli aiuti dei politici, che hanno sempre altri problemi cui pensare.
Anche la «Ticino», del resto, da dodici anni non compra più un'imbarcazione da corsa; questo ulteriormente sottolinea il momento, estremamente difficile, in cui la «Colombo» risorge. Torna così l'idea di unire la già esistente alla nuova società: la proposta, per evitare - si dice - sterili lotte, è, questa volta, avanzata dall'ingegner Alfredo Dainotti, organizzatore, propagandista, amministratore della « Ticino » .Ribatte Manlio Sali che forse il tentativo di unificazione è dettato dai problemi e dai dissidi esistenti tra alcuni soci e il consiglio della « Ticino », perché non c'è ragione di preoccuparsi di una possibile rivalità tra le due società che proprio di questa emulazione hanno fatto quasi una ragione di vita, pur avendo, nei tempi migliori, quasi 400 soci ognuna, felici di vivere quel periodo di coesistenza ma ugualmente carico di successi. Proprio gli anni che videro la fine della « Colombo » non hanno, d'altronde, coinciso con un'ascesa vertiginosa della «Ticino» , avendo anzi segnato un periodo stentato per tutto il canottaggio.
Quindi la rinascita della «Colombo» - si conclude - è opportuna per ridare nerbo all'ambiente pavese: ritorna così l'inevitabile gara tra le due società remiere per superarsi a vicenda, assicurando ai pavesi l'antico divertimento.
Il 2 marzo 1920 vengono poste le basi del futuro assetto finanziario; i contributi mensili sociali dovranno coprire le spese di mantenimento; con il fondo azioni si acquisterà il materiale nautico; le donazioni dei soci a fondo perduto andranno alla costruenda sede.
Sempre nel marzo del '20 il consiglio comunale delibera finalmente la concessione dell'area alla «Colombo», già a quota 170 soci ma sempre priva di un punto di riferimento 'spaziale'.
Nuova sede della Battellieri Colombo 1925Il 1° giugno la nuova « Colombo » si costituisce giuridicamente come società cooperativa a capitale illimitato, ospite della sede Società Esercenti, Commercianti e Industriali in via Lorenzo Mascheroni n. 6, con rogito del notaio Bonaventura Morali.
Il primo socio perpetuo benemerito è il cav. uff. Enrico De Silvestri, che sarà anche il primo presidente onorario, pavese, proprietario del ristorante Biffi di Milano, che dona 5.000 lire per la sede il cui costo è stato preventivato sulle 90.000.
La «Colombo», in occasione delle regate pavesi, cui però non partecipa, vuol dimostrare buoni propositi ed erige una tribuna per poter permettere ai soci di assistere alle gare.
Il 25 luglio 1920 si svolge una bella festa 'in famiglia' per la posa della prima pietra dell'edificio sociale, la miglior risposta al pessimismo di quanti non scommettevano una lira sulla rinascita della società. La pergamena che viene murata chiusa in un astuccio di rame insieme al distintivo sociale e a una raccolta delle monete con corso legale, recava questa scritta: «In questo fausto giorno che attesta la rinascita della "Società Battellieri Cristoforo Colombo", il Consiglio d'Amministrazione e i soci, dall'ammaestramento del passato e dalla forte fede nell'avvenire, traendo gli auspici, affermano la volontà di assicurare al sodalizio vita prospera, gloriosa, feconda di bene». La cerimonia, presente tutta la stampa pavese, si conclude con l'intervento del presidente Italo Sinforiani che illustra i futuri propositi e con il tradizionale banchetto sociale alla trattoria della Capanna.
I primi acquisti, fatti dalla «Colombo» presso Paride Negri che aveva rilevato tutto il vecchio materiale, sono due battelli alla pavese, «Scilla» e «Cariddi», due lance, «Esperia» e «Caprera» una barca da caccia, «Diana»; così la società è nata anche sul fiume, mentre in essa si vedrà un «faro di luce che guiderà i giovani pavesi ora clienti dei caffè e dei tavoli da gioco».
I buoni propositi per riprendere l’attività agonistica, fondati sulla costituzione di una commissione tecnica composta da cinque membri più l'ispettore di canottaggio incaricati di formare gli equipaggi per partecipare alle regate, naufragano per il ritardo con cui viene inaugurata la sede, oggetto di mille peripezie e inadempimenti della società appaltatrice.
L 'inaugurazione avviene infatti il 25 settembre 1921, quando la stagione sportiva e ormai compromessa, ma ora gli iscritti sanno dove recarsi per parlare di canottaggio, programmare le gare future e riposarsi dopo aver faticato sui remi.
L 'elegante palazzina a due piani misura esternamente 22 m. per 11,20; il piano terra contiene un atrio, un locale per i servizi, due docce e uno spazioso laboratorio, uno spogliatoio; un magazzino, una cucina per il custode; al piano superiore si trovano una camera per il custode, un salone, una sala per il consiglio e due terrazze.
Il rinfresco per i 100 commensali, presenti i più bei nomi di Pavia e i presidenti di tutte le società sportive si tiene all'Albergo Croce Bianca. Le regate sociali, le prime della rinascita, completano il programma riuscissimo.
Neppure i più devoti ai colori bianco-verdi speravano in una ripresa tanto pronta e vigorosa; i soci che, secondo le iscrizioni al RRCI, sono già 361, pazientano attendendo che la società ritorni a splendere e offra i propri servigi esplicando, oltre a un'attività agonistica, anche un'attività sociale con gite e feste sul fiume, com'era tradizione dell'antica «Colombo».
Tra i nuovi soci, oltre a Vittorio Necchi, molti sono studenti del continuo Collegio Borromeo; sottoscrivendo una quarantina di azioni godono dei privilegi societari, partecipano a tutte le iniziative e spesso le animeranno - come vedremo - con imprese leggendarie.
La ripresa degli allenamenti coincide con il ritorno della vogata alla veneziana abbandonata negli ultimi anni della precedente vita della «Battellieri» , mentre anche un outrigger fa la sua comparsa in acqua. È infatti la veneta a ridare alla «Colombo», ancora una volta, la vittoria alle regate di Pavia il 27 maggio 1922 con i vogatori juniores Marco Pietra, Egidio Cipolla, Domenico Fregnani e Andrea Sarani.
Buone le notizie anche sul fronte amministrativo: il primo bilancio, malgrado le forti spese per la sede, si chiude con un utile netto di 243,03 lire, speranza concreta per un futuro proficuo.

IL GIRO DI BOA DEI 50 ANNI

Gare pavesi a parte, la «Colombo » partecipa dal '22 al '25, a tredici regate (a Piacenza, Lodi, Torino, Pavia, Salò, Cremona, Lecco, Casale Monferrato) , salutata ovunque con schietta simpatia. Vincendo nove primi premi, tredici secondi e un solo terzo nella veneta, sia juniores che seniores. Con la jole di mare ottiene solo due secondi e un terzo posto. Completamente dimenticato l'outrigger di qualsiasi misura.Vogatori veneta e jole da mare
Ai campionati italiani di Como del 1923 i colombiani, con le nuove maglie bianche con una striscia verde verticale anteriore e posteriore larga dieci centimetri e pantaloni neri, arrivano primi e riportano in società il titolo juniores nella veneta; questo stesso armo, composto da Marco Pietra, Egidio CipolIa, Siro Firpo e Andrea Sarani, giungerà secondo alle preolimpiche i Sesto Calende nel '24. L 'eccellente bottino dimostra il desiderio i recuperare il tempo perduto dimenticando i periodi di inattività.
l situazione in città si è fatta sempre più drammatica: i grandi scioperi, le serrate industriali, la nascita dei 'fasci' e i sempre più duri scontri tra fascisti e 'rossi' (è il momento anche di Cesare Forni) portano infine, tra l'altro, anche alle dimissioni della Deputazione Provinciale di cui Ettore Ercole, socio della « Colombo », è membro assieme ad alcuni tra i più bei nomi dell'area socialista. La Pavia 'democratica' cui anche la « Colombo » si ispirava pare come paralizzata, incapace di reagire e ben presto rassegnata al nuovo corso politico.
Alla « Colombo » , che per statuto non deve occuparsi di manifestazioni politiche, si registrano le dimissioni del presidente Italo Sinforiani, respinte dal consiglio proprio perché si vuole compattezza nel fronteggiare il delicato momento.
Da un punto di vista sportivo tutto però sembra tranquillo, gli specchi 'acqua pullulano d'imbarcazioni segnalando entusiasmo puro ed emulazione troppo a lungo sopita.
La società, forte di quasi 400 iscritti, chiede un aiuto finanziario ai soci per poter estinguere i debiti contratti con la Cassa di Risparmio elle Provincie Lombarde per la costruzione della sede. n 22 gennaio 1922 si procede alla costituzione di ipoteca tra la « Colombo » e Anacleto Bravo, Natale Ferraris, Vincenzo Ricci, Erminio Marinoni-Marabelli, Enrico De Silvestri, Pietro Gatti, Giuseppe Lanfranchi, Mario Lisi, Cesare Martinotti, Ettore Quario, Guido Ragni, Americo Vittadini, che nella loro posizione le di benestanti accettano di sottoscrivere a nome della società dodici Buoni Fruttiferi del valore di 5.000 lire ognuno. La restituzione completa dovrà avvenire entro 14 anni e di fatto il debito sarà estinto nel 1934, pagando un interesse del 5 per cento sulle annualità posticipate.
I soci finanziano anche le partecipazioni alle regate con continue sottoscrizioni, tante quante sono le onerose trasferte.
Un aiuto in tal senso arriva pure alla Sezione Ballo, conformata sulla preesistente del 1894 e organizzatrice di feste danzanti nei mesi invernali, che culminano con il gran ballo mascherato di Carnevale. Oltre a possedere azioni della società remiera, la Sezione versa periodicamente un contributo spese e organizza sottoscrizioni pro-regate tra i partecipanti ai balli.
La sede, in questo caso in mano ai più giovani, ha un compito preciso anche quando allenamenti e gare, occupazione e scopo primario, sono resi impraticabili da nebbia e maltempo.
Alla fine di giugno del '23 il Consiglio Direttivo deve momentaneamente sospendere le iscrizioni dei soci aggregati, non ancora maggiorenni, perché la sede, a un anno dalla costruzione, ha già difficoltà di ricezione, creando problemi insospettabili al momento della progettazione. Anche la severità con cui si puniscono e squalificano per un mese, da giugno a luglio, periodo clou per le regate, due equipaggi di outrigger a 4, remi di scorrettezze, denotano tranquillità e ampia possibilità di scelta nella formazione degli armi.
Il 29 luglio 1923 viene inaugurato il vessillo sociale, un tricolore con la scritta « Colombo » e il motto dedicato da Gabriele D'Annunzio, « Confidit parvo ligno animam suam » scritti in oro. Madrina è Argia Bravo, figlia del vice-presidente. Il banchetto sociale, all'albergo « Pesce d'Oro », in Corso Cavour, istituzione della Pavia che fu, festeggia anche il valido equipaggio dell'«Audace», che di li a un mese sarà campione italiano juniores di veneta.
È datata '23 anche la prima presa di contatto con le organizzazioni fasciste, peraltro sempre tenute in posizione marginale dai dirigenti. La « Colombo » aderisce alle richieste del Comitato Centrale dei Balilla di Milano per la festa notturna alla veneziana che si terrà all'Arena. Tutte le spese e gli eventuali danni alla veneta inviata alla mostra saranno rimborsati, ma si dovrà ricorrere al segretario federale Maso Bisi per recuperare le somme e la coppa spettante.
Ancora un socialista, Cornelio Fietta, avvocato, nel maggio del '24 è però eletto alla presidenza. Oltre a Fietta e Sinforiani, anche Eugenio Giorgi e l'ingegner Antonio Toscani, più volte consigliere, ambedue politici di area liberale, sono eletti il 28 marzo '23 alle elezioni generali amministrative, le ultime 'libere'.
Con la nuova presidenza si verifica un ulteriore impulso all'agonismo: oltre alla sottoscrizione per l'acquisto di imbarcazioni da corsa, la società decide di aumentare la cura del settore tecnico per incrementare i risultati positivi: il testimone passa da Alfredo Bertolini a Silvio Ottolenghi, campione di veneta.
Ad agosto la novità, per una società sportiva, di un concerto vocale strumentale, organizzato nel salone, nell'intento di accomunare e sottolineare l'affinità tra la musica, intesa come ginnastica ricreazione dello spirito e il canottaggio.
Un molto più frivolo veglione, peraltro dagli scopi immediati e, si direbbe, indispensabili, è organizzato per ogni società remiera: occorre reperire i fondi necessari all'organizzazione delle regate del '25. «Alla scoperta di un nuovo mondo» è il titolo del ballo della « Colombo », al Teatro Guidi, che ha molto successo in città.
L'attività continua puntuale, senza scosse, mentre Si completano il muro di cinta e il nuovo magazzino per il ricovero delle imbarcazioni usate, oltre che dai soci, anche dagli studenti borromaici tra i quali spicca il nome di un ragazzo iscritto a Scienze Politiche, Annibale Carena, futuro segretario federale di Pavia, per ora solo vogatore.
Nel marzo del '26 alcune voci circolanti in città definiscono la « Colombo » ritrovo di persone controllate dall'autorità perché di fede politica non consona al regime. Il consiglio affida a due soci l'incarico di appurare presso le autorità la consistenza di queste voci; le indagini hanno esito negativo. La società ribadisce la sua estraneità alla politica intendendo propugnare, nella sua veste democratica e popolare, l'unica meta della formazione fisica e morale dei giovani attraverso l'esercizio remiero. Ma proprio la situazione sportiva è tutt'altro che chiara, per il continuo cambio alla guida tecnica: tra gli istruttori suscita discussione il metodo di Egidio Cipolla che, secondo alcuni vogatori, per imporre la propria concezione, rompe equipaggi tra loro ben affiatati e allineati e mescola elementi dalla preparazione diversa sfasando preziosi equilibri.
Annullate, malgrado il continuo e costante allenamento, le regate sociali per 1 'impossibilità di schierare equipaggi validi, anche l'annata agonistica è compromessa, salvo le buone affermazioni della veneta juniores.
A dicembre del '26 Fietta dà le dimissioni da presidente e da socio; dopo 6 mesi, in cui è eletto presidente Anacleto Bravo, che rifiuta il mandato per motivi di salute, per acclamazione è nominato, nell'estate del '27, l'avvocato Serafino Bezzi, fascista militante ma 'tranquillo', che provoca una fascistizzazione della società senz'altro morbida. Del resto anche alla « Colombo » vigerà la deliberazione del CONI che vieta alle società le elezioni in assemblea: il presidente verrà proposto dalla direzione uscente, approvato dalla direzione centrale del CONI e avrà la facoltà di scegliersi i collaboratori; i quasi 400 soci sono ormai passivi. Bezzi dirigerà così la « Colombo » fino al '45.
Nel febbraio del '27 c'è il primo atto di 'devozione' al Regime: la « Colombo » converte L. 20.000 di Buoni del Tesoro, frutto dei soci, in Prestito del Littorio e accetta dopolavoristi postelegrafonici e ferrovieri come soci, senza però procurare loro particolari agevolazioni.
L 'Ente del Partito Nazionale Fascista, che controlla tutta l'attività sportiva entra in un diverbio tra le due società remiere causando ulteriori dissapori e l'abbandono della « Colombo » dal comitato regate. Positivo è però, intanto, l'alto numero dei vogatori in allenamento nella veneta, ma soprattutto nella jole di mare, che affollano le riuscite gare sociali non disputate l'anno precedente.
Nelle regate sul Ticino la « Colombo » presenta anche equipaggi di studenti e dopolavoristi che fanno onore ai loro allenatori.
Dopo le regate di Torino e di Sesto Calende, finalmente giunge la vittoria ai campionati italiani di Como; dopo anni di assenza si ottiene un onorevole secondo posto nella veneta juniores e un terzo nella seniores, mentre finalmente, a dicembre, l'ordinazione di un outrigger a quattro vogatori nuovo colma una lacuna esistente da troppo tempo.Raid Pavia - Trieste 1929
Il '28 è però ancora l'anno della veneta, che ottiene il terzo e quarto posto ai "campionati italiani di Pallanza e altri buoni risultati, al pari della jole di mare a quattro vogatori. Sempre una jole serve a sei studenti borromaici per compiere il raid remiero Pavia - Lago Maggiore e ritorno: Remo Mariani, Giovanni Ferrari, Franco Pozzi, Attilio Pracchi, Franco Valsecchi, Edmondo Berri compiono l'impresa dopo assiduo allenamento sui 'legni' della « Colombo ».
Il Ticino, che tra le cinque e le sette del pomeriggio, tradizionali ore d'uscita per l'allenamento, sembra rivivere in questi anni il periodo d'oro del canottaggio, pullula di imbarcazioni che si incrociano e spesso gareggiano tra loro non per una palma preziosa ma per il semplice gusto di primeggiare.
Gli armi tradizionali, appartenenti alle due società remiere, sono affiancati da nuovi equipaggi dei vari dopolavoro aziendali, comunali e di categoria, dagli iscritti ai Fasci Giovanili di Combattimento e alla 191 a Legione Avanguardisti della Opera Balilla. Alla preolimpica organizzata dalla sola « Colombo », dopo il ritiro della « Ticino » dal comitato regate, sono presenti molti di questi equipaggi che gareggiano talora sotto il nome della società, talora con denominazione propria.
Spesso, infatti, voga tori appartenenti alle nostre società, come del resto gli atleti di qualsiasi altro sport, partecipano ai vari campionati delle organizzazioni giovanili fasciste o dopolavoriste, pur non essendo iscritti a queste ultime. Lo scambio è tutt'altro che raro.
Anche gli studenti del GUF (Gruppo Universitario Fascista), tra cui i cinque che nel '29 con una jole messa a loro disposizione dalla « Colombo » e da loro battezzata « Tuto-cito-jucundo », motto rubato a una marca di lassativi, compiranno il raid Pavia- Trieste, intensificano gli allenamenti cominciando a diventare i protagonisti quasi assoluti delle cronache relative al canottaggio. Nel giugno del '29 nasce la presto 'classicissima' Pavia-Pisa, disfida tra le due Università nel ricordo della battaglia di Curtatone e Montanara (29 giugno 1848) in cui persero la vita molti studenti, animati dagli ideali del Risorgimento. Organizzata da Lando Ferretti, solerte presidente del CONI, che offre una artistica coppa, la prima edi2Jione è vinta dai pisani. In seguito i vincitori si alterneranno, ma con prevalenza pavese
Altro vogatore emergente è Pietro Tronconi, skiffista di belle speranze che esordisce nelle regate di Pavia, per altro non positive per i colori bianco-verdi. Tronconi, nel ultime sei regate è anche 1'ultimo vogatore colombiano schierato a le partenze. Ottiene due vittorie ottime posizioni, ma il fatto cl sia il solo a gareggiare evidenzia u brutto periodo per la società remiera, gravata anche sul piano economico dal continuo aumento de le tasse sportive.
Pur in queste condizioni la socie 'presta' Giovanni Rossignoli, il ciclista delle leggendarie imprese, ora vogatore, alla consorella, che se ne serve per formare un valido equipaggio di veneta.
Rossignoli alla « Colombo » è ora anche istruttore di veneta mentre Manlio Sali allena gli equipaggi con la vogata all'inglese: ritorna dunque gente preparata nel setto tecnico.

GLI ANNI TRENTA

Gli anni trenta sono caratterizzati dall'intrusione più intensa del fascismo in ogni manifestazione a carattere pubblico, in particolare nello sport, come del resto in ogni aspetto sociale della collettività.
Che cosa poteva fare il canottaggio per garantirsi la totale indipendenza? La tradizione, e le due società cittadine sono nate nell'Ottocento prendendo proprio a modello associazioni di Inghilterra e Francia, sinonimi di libertà e democrazia, era una buona arma e, in certo qual senso, bastò per mantenere la dignità.
Il regime impose presidenti di provata fede fascista, l'accettazione degli iscritti alle proprie organizzazioni, ma non influenzò troppo istituzioni come queste, nate in un clima povero, ma libero: pur sapendo che il 'cuore' della società stava altrove, non insisté più di quel tanto, forse anche perché non poteva vantarsi di aver creato dal nulla sia il canottaggio che le sue associazioni. D'altra parte il Comando Federale fascista spesso non stanzia fondi per le regate, come ad esempio nel '30, impedendo in questo modo l'organizzazione delle gare che dovrebbero dipendere esclusivamente dalle poche risorse delle due società pavesi. Queste, invece, ospitano le barche dei partecipanti li campionati remieri universitari, quest'anno a Pavia.
Raid Pavia - Oxford 1932sempre nel 1930 la « Colombo » è campione italiano nello skiff juniores con Pietro Tronconi, dominatore assoluto di tutte le precedenti gare. Battuti tredici sculler provenienti da tutt'Italia, Tronconi porta in società questo titolo, ripercorrendo idealmente l'itinerario dei fratelli Bertolini. Egli infatti crea una scuola ed esalta un nuovo tipo d'imbarcazione, dimostrando così anche che la società sa far quadrato intorno a chi sa e vuole
lavorare seriamente. Il secondo posto nelle veneta completa l'ottima partecipazione ai campionati di Salò, dimostrando un'annata felicissima e colma di vittorie. Ma le troppe spese per le regate, più del doppio del '29, riportano gli entusiasmi sui tristi binari dei finanziamenti pubblici e del mecenatismo di ricchi cittadini, prodighi con altri sport più poveri di allori.
Nel' 31 continua la serie negativa per il canottaggio pavese; la “Colombo” partecipa a sei regate, tra cui i campionati italiani, senza però conseguire grandi risultati, eccetto il solito e ormai celebre Tronconi che sembra avere nel giovane Alfredo Turri un vivace ma promettente successore.
Malgrado gli scarsi mezzi la società non disdegna, per amore del canottaggio, aiuti a organizzazioni dopo- lavoristiche e studentesche: essa presta i battelli, le gondole, i sandolini per i campionati provinciali dell'Opera Nazionale Dopolavoro (OND), allena gli equipaggi e offre a cinque studenti borromaici la lancia “Armida” per compiere il raid Pavia-Capodistria, dopo aver loro predisposto una rete di assistenza, coinvolgendo nel compito le consorelle remiere ubicate lungo il percorso. Ma l'impresa più gloriosa, seguita passo passo dai giornali dell'Italia e dei Paesi attraversati, persino dal “Times ”, prende il via il 29 luglio 1932 per terminare il 29 agosto a Oxford, sede della più gloriosa Università europea e per questo scelta dai cinque studenti-vogatori come meta ideale e reale. Renzo Testone, Aldo Gandellini, futuro medico sociale, Giuseppe Morisi, Domenico Cavallero, Giovanni Crovato, sono cresciuti sportivamente alla “Colombo” e qui sono stati allenati per partecipare al raid dall'istruttore Alfredo Bologna, anche se lo compiono come gufini. È quindi con una punta d'orgoglio e compiacimento che la società segue l'ardita impresa.
La “Colombo” contribuisce anche finanziariamente al raid, con i pochi mezzi di cui dispone, addossandosi il trasporto in terra italiana dell'imbarcazione, una jole di mare battezzata, secondo la moda del momento, “ Vivere pericolosamente ”. Il percorso di 1980 km., su fiumi, laghi, mare (e tratti di terraferma) si snoda lungo la linea Pavia -Locarno -Fliielen -Zurigo - Basilea -Strasburgo - Mannheim - Magonza - Coblenza - Neuss, sul Reno, Neerpelt - Anversa - Osten - da - Dunkerque -Calais -Dover - traversata della Manica -Margate - Scheerness -Londra -Windsor - Retading -Oxford. Ovunque accoglienze amichevoli e ricevimenti in onore dei cinque ambasciatori della “ nuova italianità ”, come sottolineavano i giornali. Festa anche nella sede della “Colombo”, dopo il trionfale ritorno a Pavia degli eroi, accolti alla stazione da molti sportivi prima del ricevimento ufficiale presso il Federale e, un mese dopo, della visita al Duce.
Cavallero e Morisi, in compagnia di Luciano Fiorini, Giuseppe Crimella e Italo Benedetti, sempre del Borromeo, non paghi della precedente esperienza, raggiungono, nell'agosto del '33, dopo un raid durato parecchi giorni, Budapest, via Danubio.
Nel frattempo la “ Colombo ” è impegnata a organizzare le regate preolimpiche che si svolgono il 22 aprile del '32 in un periodo non favorevole per la magra del Ticino e per il maltempo, ma la società riesce a superare qualunque impasse, complimentata dal presidente della Federazione di Canottaggio e ottenendo discreti successi con Turri, che partecipa anche alle altre regate, quasi sempre unico rappresentante della società, e con la veneta.
Stesso ritornello nel' 33 solo Turri prende parte alle regate di Genova, Intra e ai campionati italiani a Napoli, dove vince la propria batteria, in cui avviene un abbordaggio tra due concorrenti; ma alla ripetizione della gara, decisa senza validi motivi, non si presenta, appoggiato in questa sua decisione dalla società.
La “Colombo” attraversa ora un periodo molto delicato dal punto di vista finanziario e non bastano le sottoscrizioni dei soci, per risanare un bilancio sempre modesto.
Un confronto delle spese per le regate che la “Colombo” ha affrontato, nel '33 e riportate da “Il canottaggio”, con quelle della “Canottieri Adda” di Lodi, spiega chiaramente anche le poche partecipazioni alle gare: L. 1.772 di cui 365 solo per la trasferta di Napoli, contro L. 36.998. La differenza nella spesa equivale a una ovvia differenza nei risultati cui la società pavese non può più aspirare se non affidandosi a singoli, pochi campioni. È la realtà delle piccole società che avanzano grazie a un'enorme forza di volontà e a una grande passione, di cui la “Colombo” non è certo priva. Anche gli aiuti chiesti, a titolo di prestito, all'OND e al1 'Ente Sportivo Provinciale non si concretizzano, mentre il PNF offre 500 lire al comitato presieduto dal Federale e dalle due società per lo svolgimento delle regate per il '34, che registrano una mezza debacle.
La “Colombo” si rifà però subito ai campionati italiani di Castelgandolfo, battuta solo da “Bucintoro” e “Querini”, unite a formare un unico equipaggio, sinonimo di crisi profonda anche nel canottaggio veneto. L'equipaggio della “ Colombo ” è composto da Luigi Calla, Enrico Pasi, Giovanni Spairani e Piero Draghi.
Continuano intanto in società gli allenamenti ai giovani Avanguardisti mentre arriva a Pavia un nuovo allenatore per il GUF, l'inglese Louis Barry, già istruttore alla “Canottieri Milano” e all'“Olona”. Egli vuole insegnare a tutti i vogatori pavesi di outrigger, specialità un po' trascurata salvo che dal GUF, il suo stile fondato su un basso regime di colpi e palate con ampia portata, passata lunghissima perchè presa molto in avanti e appoggiata con una decisa trazione sul finire, attacco veloce e ripresa calma. È una speranza in più che non va sottovalutata, ne lo è infatti neanche dagli altri vogatori che ritornano. a correre sul Ticino per copiare il suo lavoro con l'otto del GUF.
Ma il' 35 è anno di sanzioni economiche dei Paesi europei contro 1'Italia e anche il canottaggio ne risente in maniera diretta nonostante che la visita del nuovo presidente della RFCI, Massimo Giovannetti, a gennaio, scuota l'ambiente soprattutto per il promesso suo interessamento alle gare di veneta, specialità ormai decisamente trascurata nel panorama remiero italiano.Campioni d'Italia 1939
Ridotte a livelli di sopravvivenza
le regate, abolita quella pavese causa il difficile momento economico e i molti soci a combattere in Africa Orientale; questa la triste situazione mentre la Patria chiede in offerta spontanea, con le 'fedi' matrimoniali, anche i premi in oro che le società sportive hanno vinto in tanti anni di grazia: la “ Colombo ” offre, come tutte, medaglie, coppe e targhe.
Nel '36 la spesa per le regate è bassissima, 135 lire, mentre diventa obbligatorio aprire qualsiasi tipo di riunione con il saluto al Duce, acclamatissimo ospite di Pavia il 9 novembre.
La canoa, piccola imbarcazione a basso costo, compare proprio nel '36 per la prima volta a Pavia e subito Giuseppe Rizzardi della “ Colombo ” è quarto ai campionati italiani per vigili del fuoco.
Nel '37 Italo Sinforiani diventa presidente onorario, mentre la società sta ottenendo ottimi risultati alle quattro regate cui partecipa, ottenendo 4 primi posti nella veneta e finalmente nell'outrigger (con l'equipaggio composto da Giulio Pallavicini, Pierino Braga, Giuseppe Rizzardi, Luigi Lodola) il cui impiego, già dalla precedente stagione, è ritornato realisticamente nei piani della società.
Dopo le regate di Piacenza, che aprono la stagione del '38 con ottimi risultati, Alfredo Bologna deve, per motivi professionali, abbandonare la guida del settore tecnico lasciandola a Luigi Protti. Il 1° dicembre 1938 giunge intanto in società la circolare n. 6/194 del CONI il cui testo (“Condizione indispensabile per poter essere soci delle società è l'appartenenza alla razza ariana”) ammonisce e fa presagire il prossimo triste momento in cui lo sport sarà sempre più usato come calmante e distrazione da ben diverse situazioni.
Mentre il dopolavoro “Desigis” fa alla “Colombo” offerte pro-regate, in cambio dell'uso delle barche, un accordo intercorre tra le due società remiere e la 7a Legione Cairoli per mettere a disposizione delle Camicie Nere, giornalmente e gratuitamente, esclusi il sabato e la domenica, le imbarcazioni.
Un brillantissimo risultato, ottenuto quando sembra che più nessuno voglia pensare allo sport, coglie di sorpresa anche gli addetti ai lavori : la “ Colombo ” è campione italiana juniores di veneta con l'equipaggio formato da Gaetano Noè, Cesare Migliazza, Alessandro Vecchio e Siro Varesi.
Ma la gioia è però di breve durata perchè il cambio della guardia al vertice del PNF, Muti sostituendo Starace, coincide con un giro di vi. te alle società sportive; anche la “ Colombo ” deve rendere noto l'elenco dei consiglieri e quello de. gli iscritti al PNF. Controlli come questi 'abbattono e offendono lo sport, che tuttavia cerca come può di sopravvivere.

GUERRA E DOPOGUERRA

Ancora campione italiana juniores di veneta nel '40 con l'armo composto da Giulio Ricotti, Vittorio Poggi, Giuseppe Comodi e Luigi Guaschino e, come l' anno precedente unica cittadina partecipante, la “Colombo” cerca di superare la delusione per le mancate regate pavesi, dopo che la Federazione ha escluso l'idoneità del Ticino.
Bombardamenti Borgo Ticino - PaviaNel maggio del' 40 scade la data per l'eventuale scioglimento della società; malgrado il brutto momento (si è a pochi giorni dall'entrata in guerra dell'Italia) i soci decidono di continuare a mantenere in vita la “Colombo” che però versa ancora una volta in condizioni finanziarie sfavorevoli.
La sezione pavese della Lega Navale italiana, con il patrocinio della RFIC e affidando l'organizzazione del Comitato Provinciale del CONI, promuove il 28 ottobre la biennale “ Coppa Giovanni Ingrao ” (tenente di vascello e medaglia d'oro alla memoria) per vene te a quattro vogatori, da disputarsi tra la “ Colombo ” e la “Ticino”. La partenza è alla “Ticino”, l'arrivo al Confluente, per una distanza di 1500 metri. Per la “ Colombo ” gareggiano Noè, Migliazza, Vecchio e Guaschino. La “Coppa Ingrao” dovrebbe essere un banco di prova per i giovani, un esame prima del lancio nelle più importanti competizioni remiere, ma mancando cimenti tra outrigger e tra jole, risulta solo un'ancora di salvezza per la vogata alla veneziana. Vincitrice nel' 40 la “ Ticino ” e nel' 41 la “Colombo” , viene definitivamente assegnata a quest'ultima nel '42 con l'equipaggio Alessandro Vecchio, Mario Balzi, Ercole Arrigoni, Luigi Guaschino.
Anche quest'anno niente regate a Pavia, il cui costo, 5.000 lire, la società non può affrontare neppure con i modesti contributi del CONI e dell'Ente Provinciale del Turismo (ognuno 1.000 lire).
I vogatori partecipano al campionato provinciale del Dopolavoro che, in mancanza di altre attività, assumono un rilievo giornalistico sempre maggiore.
In seno alla “Colombo” si forma anche, contro versamento di una quota sociale, un gruppo sportivo formato da sei vigili del fuoco che sospenderanno ogni attività nel marzo del' 42 per ordine del ministero.
Nel' 42 si partecipa a quattro regate tra cui quella di campionato italiano a Padova, tra enormi difficoltà, sia per il trasporto delle barche, sia per reperire fondi destinati al settore agonistico, mentre tutto lo sport italiano, non solo il canottaggio, vive momenti precari.
Le regate di Pavia vengono, per la prima volta, organizzate da un gruppo rionale fascista, il “De Giorgi” in unione con il CONI provinciale e il Gruppo Rionale Fascista “Cesati” affilia venti giovani dei quali la “Colombo” può usufruire per formare propl1i equipaggi e che d'altra parte, useranno le barche della società per gli allenamenti.
Alle regate del '42 fa il suo esordio, davanti al pubblico pavese, la prima competizione di canoa che ora si obbliga a diffondere.
Alla regata pavese del' 43 si evidenzia la crisi delle società: solo sette sono presenti contro undici gruppi di VVFF, cinque dopolavori aziendali, un gruppo universitario e tre gruppi di Giovani Fascisti. A luglio del '43 viene sospesa, per
ordine del segretario del partito, ogni manifestazione a carattere nazionale, potendo però continuare quelle a carattere locale. Il CONI, per diffondere il canottaggio tra i giovani pavesi, decide di far disputare la IV “Coppa Ingrao”; una ulteriore disposizione, il 27 luglio '44, impedisce poi ogni gara fino a nuovo ordine.
Le difficoltà, più che mai presenti, sembrano mitigate dall'entrata di nuovi soci, sempre in crescita in questo periodo. Tra loro figurano
Giuliano Ravizza, all'epoca studente universitario e non ancora proprietario della pellicceria “Annabella”, e Gianni Brera, giovane laureato non ancora il 'principe' dei giornalisti sportivi italiani.
Anche la sezione pavese della GIL {Gioventù Italiana del Littorio), subentrata all'ONB (Opera Nazionale Balilla) , diventa socia, a quote normali, fino al '44.
Il periodo di interruzione potrebbe venir utilizzato per una riorganizzazione su basi Concrete, per lo
studio, il perfezionamento e la preparazione al futuro, per potenziare dunque il nostro supporto, che sta vivendo, come tutto il Paese, momenti delicatissimi. In realtà ogni proposito e presto necessariamente annullato: le autorità italiane e tedesche requisiscono 13 “Gondole” e quattordici battelli, oltre a vario materiale nautico, impedendo anche le semplici sortite per diporto.
I bombardamenti del '44, oltre a distruggere tutti i ponti e a radere al suolo interi quartieri, colpiscono anche le sedi della “ Ticino ” e della “Associazione Motonautica Pavia” poste sulla riva sinistra del fiume. La “Colombo” ritira il materiale dalla sede collocandolo nel magazzino del socio Vittorio Poggi, considerato più sicuro e deposita tutti i suoi valori in una cassetta di sicurezza alla BNL. Limitati risultano i danni alla sede sociale (più consistenti alla zattera d'approdo) e così la “ Colombo ” può prestarla ai colleghi delle due meno fortunate società per le loro assemblee.
Con la fine dello stato di guerra la società ha la facoltà di eleggere, dopo molti anni, un nuovo consiglio: accettate le dimissioni del precedente e ringraziato il presidente Bezzi per l'opera svolta, i1 7 giugno 1945 Egidio Cipolla è il nuovo presidente, Alfredo Bologna vice, Erminio Pallavicini segretario: finalmente tre sportivi praticanti ai vertici.
Una sottoscrizione pro “Colombo”, subito aperta tra i soci, frutta 37.520 lire e la società decide di partecipare subito alle regate, invogliata dal nuovo clima di rinascita, naturale del resto, dopo quel che tutta la popola2Jione ha passato. Ed è subito vittoria a Torino, il 4 settembre, con la veneta a quattro seniores con Ferdinando Pizzarelli, Carlo Valsecchi, Mario Apridi, Carlo Miracca.
Festeggiati anche i 25 anni della rinata “Colombo”, con gare sociali, presenti tutti i campioni tra cui Bologna, Tronconi, Tiraboschi, Martinotti, Giuseppe Rizzardi, Achille Gandini, Giulio Pallavicini, Antonio Taragni, Luigi Protti, Pierino Braga (che ha gareggiato per 15 anni per la “Colombo” su ogni tipo di imbarcazione) e Luigi Lodola (che ha gareggiato per più di 15 anni su outrigger), a ricordare anche i morti per la guerra, tra cui Marco Pietra, campione d'Italia in veneta nel '23.
Sempre in veneta la “ Colombo ” vince il titolo di campione dell ' Alta Italia che, se non nella formula, nella sostanza equivale al campionato italiano con Gaetano Noè, Pierino Capsoni, Celestino Radici, Rolando Oldani.
Il nuovo clima si accompagna alla voglia di far festa e la società concede, dopo molto tempo, il salone
per le serate danzanti che fruttano 7.000 lire donate, dall'organizzatore Michele Grassani, alla Pro-“Colombo”.
Anche il' 46 si apre Con molte offerte da parte dei soci. In totale Sono raccolte 43.853 lire, mentre l'attività inizia Con una gita ai mughetti per i soci e le famiglie, riprendendo una tradizione viva dai primissimi anni di vita della società, poi passata in secondo piano per i troppi impegni agonistici. Sembra la terza rinascita della “ Colombo ” .
L 'attività sportiva riprende Con calma, Con la disputa, nel' 46 e nel '47, delle sole regate sociali, alle quali presenzia Come ospite d'onore l'avvocato Fietta, nella sua veste di sindaco di Pavia e, naturalmente, di ex presidente.
Gita dei mughettiLimitate le possibilità di cimentarsi in gara ai soli soci, la “ Colombo ” non ritiene necessario aprire le proprie porte ai giovani non iscritti, precludendosi cosi la possibilità di scoprire nuovi talenti da inquadrare, allenare e presentare alle gare per rinverdire gli antichi allori.
Se non altro, i soci in allenamento e in gara Sono esentati dal pagare la quota sociale per il periodo delle prestazioni, mentre si sta lavorando per non disperdere la tradizione della vogata alla veneziana.
Rinascita significa anche nuovi soci e rinnovo delle imbarcazioni da corsa Con lo svecchiamento di alcune ancora recuperabili e l'acquisto di nuove.
Le partecipazioni alle gare riprendono nel' 47 con la sola iscrizione di due sculler, Cesarino Delfitto e Renato Gatti, che ottengono buoni risultati, e con le ritornate vene te e jole.
Il CUS, Centro Universitario Sportivo, chiede alla società in prestito l'outrigger a otto con cui allenarsi e gareggiare contro i colleghi pisani, nella sfida interrotta nel' 41 e ripristinata nel' 48, e la possibilità di avere come allenatore il suo istruttore.
Per rimpolpare le ormai esauste casse sociali e in attesa di ricevere sovvenzioni pubbliche e private, sempre latenti o quasi, la “Colombo” organizza un concerto di musica classica con elementi pavesi, cui assiste un buon pubblico.
Ma non basta un concerto a permettere consistenti introiti e così nel marzo del '49 sono decisi contributi straordinari di 2.000 lire applicabili a tutti i soci indistintamente, compresi gli aggregati e i perpetui, pagabili in due anni in quattro rate da 500 lire ognuna e una sottoscrizione tra i soci della Pro “ Colombo ” con versamenti a fondo perduto. Se ancora dovessero mancare denari si chiederebbero prestiti ai soci abbienti: sono infatti sette coloro che anticipano 50.000 o 100.000 lire cadauno, usati per l'ampliamento della sede sociale.
È una svolta decisa e coraggiosa che impegna la società a mantenere vive le tradizioni remiere e agonistiche.

UN NUOVO CORSO

La “Colombo” non viene meno alle promesse fatte ai soci e affronta un ulteriore capitolo della propria storia, lasciandosi alle spalle gli anni bui della guerra e della ricostruzione.
All'interno della società l'istruttore Gino Valle chiede che venga svolta una maggior propaganda tra i giovani, ancora una volta troppo lontana dal canottaggio, snobbato a vantaggio di sport più redditizi o che procurano una popolarità maggiore con una minor fatica. Il calcio e il ciclismo sono i miti di tutta la gioventù che diserta il Ticino, ormai quasi abbandonato a se stesso, solcato sempre meno dai vogatori.
Nel '50 la veneta, simbolo della nuova volontà di ripresa, si aggiudica il titolo di campione italiano juniores, con Ferdinando Pissarelli, Aroldo Luviè, Mario Apridi, Aroldo Scarabelli, all'idroscalo di Milano dopo aver dominato le gare di Pavia, dove la “ Colombo ” ottiene due primi posti, cinque secondi e un quarto posto, e vinto la Milano-Gaggiano, gara di resistenza, con la veneta juniores .
Un altro riconoscimento viene dalla prima Mostra Nazionale del Canottaggio a Corno il 12 agosto 1950, cui la “Colombo” è invitata a partecipare con materiale sociale, in virtù della sua storia costellata di vittorie.
Anacleto BraviNel '51 si registra un lieve abbassamento di rendimento, ma non di attività con piazzamenti onorevoli e primi premi tra i non classificati.
In seguito alla morte di Enrico Grassani e Adriano Carenzio la società istituisce due coppe, 1'una offerta dalla famiglia e la seconda dalla “Colombo” , che mette in palio, nel '51, anche la “Coppa Vittorio Necchi” : tutte tre sono destinate ai vincitori di gare nelle regate pavesi.
Il presidente Cipolla, in un'intervista datata 7 marzo 1951 alla “Provincia Pavese”, analizza senza perifrasi la situazione del canottaggio pavese, con lo stile e la sincerità tipici dei rappresentanti della “Colombo”, primi a porsi autocritiche come a preoccuparsi di una realtà forse irreversibile. Ancora una volta l'accento è posto sulla mancanza di mezzi finanziari, che limitano il mantenimento del materiale da corsa, gli allenamenti, le onerose trasferte e di conseguenza tutta l'attività sportiva. I giovani sono poco attratti dal praticare uno sport in queste condizioni e preferiscono rivolgersi ad attività più redditizie. Il disinteresse delle autorità comunali, l'assenza di qualche mecenate appassionato di canottaggio (operanti in altri sport più ricchi), la politica della Federazione con le sovvenzioni che privilegiano le società con equipaggi valenti rispetto alle piccole società in difficoltà, obbligate così a dibattersi in un circolo vizioso, completano il quadro realistico pur nella sua drammaticità.
In luogo di soccorsi finanziari alla “ Colombo ” arrivano solo riconoscimenti: l'Associazione Nazionale “ Vecchie Glorie e Fedeli del Remo ”, nata il 9 maggio 1948 a Como ad opera della “ Canottieri Lario ”, ha premiato, in anni diversi, quattro soli pavesi tra quanti hanno gareggiato sinora: Angelo Marangoni, vittorioso a Venezia e vincitore di ben 13 primi premi, 5 secondi e un solo terzo su 19 gare disputate; Mario Albertini con 4 campionati italiani all'attivo nello outrigger a due e a quattro e vice-campione europeo a Strasburgo; Manlio Sali, timoniere, vogatore e istruttore, giornalista e Egidio Cipolla, grande atleta, una vita passata alla “Colombo” .
Discussioni e piccole animosità portano il consiglio direttivo alle dimissioni all'inizio del' 52; presidente viene eletto Michele Grassani, presidente onorario è Vincenzo Inverni. Grassani rifiuta 1 'incarico per motivi professionali e ritorna Egidio Cipolla, con Ettore Gatti vice e Orazio Tiraboschi segretario.
Dimenticate, con questi problemi e per la solita mancanza di fondi, le regate, anche se viene intitolata una coppa, offerta dalla famiglia, ad Anacleto Bravo, ex presidente per un brevissimo periodo, da assegnarsi durante le gare di Pavia.
La vendita di tre barche ormai inidonee alle gare e la formazione di un nuovo armo per l'outrigger a otto riportano un po' di fiducia in un ambiente reso abulico dalla forzata inattività.
Nel marzo del '53 si tenta di capovolgere la situazione indicendo una 'leva dei vogatori', alla quale possono partecipare soci e giovani che hanno così un'opportunità di dimostrare volontà e tenacia, doti essenziali per emergere nel canottaggio. Il risultato è negativo al di là di ogni pessimistica previsione; nessuna risposta, segno tangibile di apatia completa alla base.
Ancora un tentativo viene fatto con gli studenti delle scuole medie, cui la “ Colombo ” offre assistenza tecnica e ospitalità, ma anche questo porterà a pochi risultati.
Sempre a marzo sembra che stia per realizzarsi un progetto, approvato dal comitato per la terza zona, di fusione tra “Colombo”, “Ticino” e “Cus” per ripetere i fasti antichi e riportando in alto il nome di Pavia sui campi di gara, ma mancano le basi e la materia prima, cioè valenti vogatori, per poter sperare in un miracolo a breve scadenza.Palio dell'oca 1957
Un ulteriore tentativo, con la “ Motonautica Pavia ” in luogo del CUS viene fatto nel '54, ma anche questo fallisce e tutto rimane come prima, lasciando insoddisfazione e senso di impotenza nelle tre società. Un grave lutto colpisce la “Colombo” nel '54; dopo le recenti morti di Angelo Marangoni e Alfredo Bologna, scompare anche Giovanni Rossignoli, il popolare “Baslot” , valente ciclista e vogatore, combattente puro su ogni campo, vincitore di molte gare con la “ Colombo ” di cui è stato anche istruttore. La più grande fama 1'ha avuta nel ciclismo, ma uno che rispose alla principessa di Piemonte che gli domandava se fosse di Pavia, “No, sono di Borgo Ticino”, come faceva a non essere, anche, forse soprattutto, un vogatore?
Alla fine del '54 si stabiliscono nuovi rapporti tra la “Colombo” e la “Corale Giuseppe Verdi”, ospitata nella sede; socia azionista la corale organizza concerti, richiamando un pubblico di esperti e rinsaldando i legami tra la società e la cultura attraverso la musica.
Nel '55 Egidio Cipolla lascia il consiglio della “ Colombo ” per motivi di salute; gli subentra Remo Gandini. Nel nome di Cipolla, socio da mezzo secolo, si possono identificare gli ultimi dieci lustri del canottaggio pavese, ancor in vita pur tra mille difficoltà e immensi sacrifici, e il suo addio allo sport, dopo un vero e proprio apostolato, lascia ricordi preziosi e suscita gratitudine in tutti i veri sportivi pavesi; una medaglia d'oro e calde, commosse parole sono il tributo della sua società.
Nel '55 le disastrate finanze sono in parte alleviate da un'offerta di 50.000 lire dalla “Camera di Commercio” per il fondo-barche e nel '56 anche il comune di Pavia offre 20.000 lire; aggiungendo i contributi della sezione ballo, della “ Corale Verdi ” , della gestione bar e altro, la società può cosi pensare all'acquisto di una 'gondola' e di uno skiff da corsa, viste le lusinghiere promesse di Pietro Blora. Mentre sulla “Provincia Pavese” si prolunga, con I 'intervento di molti uomini di sport, un dibattito sulla infelice situazione di tutto lo sport pavese, troppo spesso abbandonato a se stesso, la “ Colombo ” partecipa direttamente, oltre che come organizzatrice, alla sfilata delle barche illuminate, al Palio dell'Oca, alla fine di giugno. Il Palio vuoi essere la rievocazione storica e folkloristica di una festa della corte viscontea, riesumata nel '57 in clima di nostalgia per le belle cose dei tempi passati. Clou della manifestazione è la sfida sportiva, comprendente gare di nuoto e canottaggio, tra i dieci rioni della città per la conquista del Palio. La manifestazione trascende i valori sportivi, volendo ricordare alla moltissima folla convenuta sulle due sponde che il Ticino è bacino naturale per praticare questi sport e, soprattutto rammentare a,i giovani che a Pavia esiste anche il canottaggio.
Sempre nel '57 le gare sul fiume che i pavesi avevano da tempo archiviato nella memoria sono fatte rivivere dalla “Colombo”; non si tratta di una regata ma di una manifestazione polemica, propagandistica e al tempo stesso invocante l'ultimo S-O-S. È uno spettacolo in cui si cimentano, nella categoria veterani, anche ex campioni d'Italia come Tronconi. La riuscita delle gare dimostra che il pubblico, trovati i vogatori, non è insensibile al canottaggio, al tifare uomini che si danno battaglia a forza di remi.
Le regate del '59, le prime a Pavia dopo il '46, danno infatti ottimi risultati generali con la partecipazione di sette grandi società remiere, anche se da un punto di vista sportivo la “Colombo” presenta solo non classificati e veterani.
Dopo un decennio travagliato sembrano poste le basi per una ripresa sostanziale e non effimera: si è visto gareggiare anche qualche giovane, ora si tratta di mantenere vivo il loro interesse: ecco la vera impresa, in cui la “Colombo” ha bisogno dei suoi atleti, tra cui Luigi Tagliaferri, Pietro Blora, Eugenio Boggeri, Ercole Barbieri, Mario Cantalupi, Angelo Galbiati, Bruno Sarani, Alvaro Carboni, Natalino Viola, Aroldo Piaggi, Luigi Bigi, Enrico Gandini.

LA “COLOMBO” E I COLOMBINI

Il pio istituto fu fondato nel 1534 da Girolamo Miani (successivamente santificato) con l'aiuto della famiglia Gambarana, nel più vasto ambito della creazione di orfanotrofi in tutta la regione lombarda; nel 1614 nasce, ad opera di Domenico Piacentini, anche la sezione femminile.
I piccoli orfanelli furono affidati dapprima ai Padri Somaschi, solo successivamente passarono sotto le cure della Congregazione della Carità, che avevano come emblema il simbolo dello Spirito Santo, la colomba, disegnata anche sugli abiti degli sfortunati bambini. Di qui probabilmente l'origine del nome che pare derivi anche da una delle sedi dell ' orfanotrofio, il convento detto della “colombina”, attiguo al tribunale.
Il rapporto società remiera-orfanotrofio comincia in data molto vicina a quella di origine della “Battellieri”.allieve orfanotrofio
Ideata da Francesco Albertini, socio fondatore della “ Colombo ” e padre del pluricampione di nuoto e di canottaggio Mario, e iniziata nel 1891, la tradizionale festa si ripete regolarmente fino al 1911, ultimo proficuo anno di attività della prima “Battellieri”, che di Il a poco si scioglierà.
Organizzato sempre nel mese di luglio il festoso corteo di imbarcazioni, spinte dalla perizia e dalla forza dei voga tori della “Colombo”, risaliva il fiume fino al Canarazzo o lo discendeva sino alla confluenza con il Po, salutato dalle grida festanti della popolazione posta sulle rive e dalle note accompagnatici della musica del Corpo Ticinese.
li ritorno alla sede sociale era più intimo; bandierine colorate, dolci, prosciutto, vino, procurati sempre con l'aiuto di generose ditte cittadine, rallegravano il pranzo degli orfanelli, che l'aria del fiume e l'accoglienza avevano reso euforici. Figli orfani di cittadini pavesi, i colombini furono 'adottati' dalla società non per attinenza con il proprio nome, ma semplicemente perchè alcuni soci avevano parenti in quell'istituto. Appartenenti a famiglie numerose, spesso venivano messi all'orfanotrofio dall'unico genitore rimasto, impossibilitato ad assicurare un'esistenza dignitosa ai propri figli. Nell'istituto erano educati in modo ferreo ma corretto, istruiti, veniva insegnato loro un mestiere per affrontare la vita senza problemi o complessi. Spesso le loro opere, piccoli lavori di falegnameria e di calzatura per i maschi e ricami per le femmine venivano esposti e molti cittadini erano loro clienti.
Oltre all'educazione era assai curata anche l'alimentazione: carne quasi tutti i giorni, anche in anni, nei primi del '900, in cui era considerata un lusso per pochi, minestra, uova, pane e vino, talora risotto giallo con salsiccia, arrosto.
Accolti anche nei palchi del Fraschini, durante le rappresentazioni infrasettimanali delle opere liriche e ospitati dalla Società Ginnastica Pavese durante la risorgimentale festa del Venti settembre, dove assistevano all'annuale accademia ginnastica, i colombini avevano però la loro festa più importante proprio alla “Colombo”.
Il fatto di percorrere il fiume, azzurro, rassicurante, a contatto con una natura che per un attimo sembra quasi appartenerti, l'essere protagonisti e unici festeggiati in una giornata a loro dedicata, tutte le attenzioni a loro rivolte, deve essere sembrato una specie di paradiso. Forse per riconoscenza o per ricordare insieme quei giorni, molti orfanelli divennero poi atleti e soci della “Colombo”.
Nel 1910 la prima novità, molto ben accetta, ad interrompere la tradizione: due potenti 'autoscafi', prestati dal Genio Civile, aiutano i rema tori della “Battellieri” nella passeggiata fluviale; i loro nomi sono “Matilde” e “Taro”.
Interrotta nel 1912 la festa riprende nel 1924, con la società in pieno fervore. Spostata la data, da luglio a settembre-ottobre per non interferire con il programma delle regate, si arricchisce di altre gite, grazie anche alle cospicue donazioni dei soci e ai soliti aiuti delle ditte pavesi.
La gita del '27 sul Lago Maggiore e quella del '37 sul Lago di Corno interrompono la tradizione del Ponte della Becca.
Nel '29, intanto, in segno di perpetua riconoscenza i colombini donano alla “Colombo” una pergamena in cui è espressa la più viva gratitudine per la puntualità e la costanza con cui la società offre e dedica loro una intera giornata ogni anno.
Traghetto sul fiumeI tempi cambiano, barconi a motore sostituiscono le vecchie e gloriose barche, vincitrici di molte gare nella categoria omnium, nel trasporto dei fanciulli: è finita l'epoca per l' “ Illusione ” , la “ Libertas ” , la “ Caprera ” , la “ Scilla ” e la “ Cariddi ” .
Interrotta negli anni Quaranta causa la guerra e sostituita con invio di dolci e frutta e biglietti per pomeriggi al cinema, la festa riprende nel '46 con l'inizio di un nuovo ciclo. Ora te gite si fanno più frequenti in terra ferma: Montalto Pavese nel '51, Torino e Superga nel '53, Pietra Gavina, nel '54, Lecco nel '55, Genova-Nervi nel '57 e infine alla Malpensa a visitare l'aeroporto internazionale nel '59. Sempre mantenuto il rinfresco conclusivo nella sede, al ritorno dalle gite, e sempre intatta l'accoglienza fatta di cose semplici e amore per il prossimo.
Considerata una festa di amore e carità tra le più generose di Pavia, la giornata dedicata ai colombini vuoi essere un esempio di come si possa, se si vuole, ricordare chi è stato meno fortunato e farlo sentire, una volta tanto, protagonista ben accetto.
Molti meriti ha la “ Colombo ” in tutta la sua lunga storia, dai salvataggi sul fiume, alle sottoscrizioni per diversi Enti Benemel1itJi, alla disponibilità nel prestare le proprie barche per ogni evenienza, ma questa festa, per l'umile e al tempo stesso grandioso sentimento che la sostiene è quella che più di altre è rimasta nel cuore dei pavesi.

BOOM ECONOMICO ...
E DEBACLE DEL CANOTTAGGIO

La difficile situazione del canottaggio è sempre più dibattuta dagli organi d'informazione, che cercano in tal modo di sensibilizzare l'opinione pubblica intenta a ricercare e godere quel benessere che la florida situazione economica permette nell'Italia degli anni sessanta.
Problema non solo pavese, ma di tutte le regioni d'Italia, il disinteresse assume proporzioni preoccupanti ,in riva al Ticino dove pochi sono i segni di vita. È in questo clima che la “ Battellieri Colombo ” opera cercando, è il caso di dirlo, di smuovere le acque, organizzatrice instancabile di regate, ora zonali e consentite ai non classificati e agli esordienti, di manifestazioni propagandistiche inserite in un contesto fatto di sordi veri o presunti. Ancora una volta una società sportiva in città deve cozzare contro enti e amministrazioni pubbliche avare di aiuti finanziari atti a incoraggiare e migliorare questo sforzo organizzativo, esemplare ma pur sempre precario.Equipaggio secondo a Italia '61
Negli anni '60 tutta l'attività remiera di una città che appare dimentica degli ideali sportivi tradizionalmente legati allo splendido Ticino, è da ricondurre alle regate organizzate dai “ Battellieri ”. I risultati non sono prestigiosi a Pavia come a Lecco e a Corno, ma è sempre preferibile la partecipazione anche a gare fuori porta, costose, alla apatia totale.
Pur dibattendosi tra queste difficoltà, l'assemblea dei soci decide di prorogare l'esistenza della “ Colombo ” fino al 31 dicembre del 2000, di nominare istruttore Gino Valle, contemporaneamente allenatore al CUS e di ospitare un gruppo di studenti borromaici che ripagheranno la società con la ripetizione del leggendario affascinante raid Pavia-Oxford. L 'impresa nasce per celebrare il quarto centenario della fondazione del Collegio Borromeo e il sesto dell'Università di Pavia.
I sette studenti sono Adalberto Balzarotti, Ernesto Bolandrina, Giuseppe Boniva, Albano del Favero, Carlo Pasotti, Carlo Scotti Foglieni e Vittorio Scaramella. Il percorso, identico a quello del '32 fino a Locarno, segue il Reno fino a Rotterdam, il Mare del Nord, attraversa la Manica e risale il Tamigi fino alla meta. Il nome della barca “Buon Romea” suggerisce, oltre al nome del collegio, sentimenti d'amore e umiltà, presenti nel motto del santo fondatore.
Oltre alla Milano-Gaggiano e alle gare di Pavia, il '61 porta la bella riesumazione della veneta a 4 vogatori, invitata a esibirsi sulla grande passerella torinese nell'ambito delle manifestazioni di “ Italia '61 ”. La “Colombo” ottiene un secondo posto, dietro la “Bucintoro” di Venezia, con un equipaggio di giovani appassionati all'antica vogata, composto da Bruno Sarani, Angelo Cristiani, Dino Beretta, Mario Calanzani, allenati da Araldo Scarabelli.
È proprio pensando ai giovani, alle loro esigenze, che il consiglio d'amministrazione pone per la prima volta all'ordine del giorno, il 23 marzo 1961, la spinosa questione del trasferimento della sede sociale, costretta ormai entro spazi troppo angusti, per rispondere alle necessità sportivo-ricreative dei soci. È così che la “Colombo” chiede al Comune di poter trasferire la sede nel luogo che più ad esso aggrada. Dopo aver proposto I 'area del cosiddetto “Vul” come possibile ubicazione, la Giunta, dopo molte sollecitazioni della società, suggerisce di orientarsi verso la zona Ticinello: si è così arrivati al giugno 1962 ma l'iter spinoso dei “Battellieri” per cercare di sopravvivere è appena iniziato.
Nel frattempo, sempre con il problema della sede in primo piano, si riparla della fusione con la “Ticino” che ancora una volta non porta a nulla e si organizzano le classiche regate zonali, allietate da numerosissimo pubblico disposto lungo tutto il campo di gara e da una folta schiera di società partecipanti, in cui si ottiene il secondo posto nella jole a 4 juniores.
Da registrare intanto qualche cambiamento in seno alla “Battellieri”: dopo le dimissioni di Remo Gandini, viene eletto presidente l'ex segretario Giovanni Sora e si copre con materiale mobile il terrazzo, in attesa che il comune decida in merito al trasferimento. Viene costruita anche, nel '63, una vasca-scuola, una delle prime in Italia, per gli allenamenti invernali e per tutti coloro che non vogliono perdere il 'ritmo' delle vogate.
Qualcosa sembra decisamente muoversi dopo che la “Colombo”, su suggerimento del sindaco Fassina e dell'assessore Laudi, richiede al Comune l'assegnazione definitiva dell'area Ticinello. Un ulteriore colloquio tra il sindaco, l' assessore e la società rappresentata da Sora, Gandini, Giacinto Cavallini e Lucio Martinenghi, si conclude con la assicurazione che nel giro di pochi giorni l' assegnazione sarebbe stataTessera socio azionista
cosa fatta, donde anche il consiglio di vendere la sede attuale.
Fortunatamente la “ Colombo ” procede con i piedi di piombo perchè nel maggio '65 l'area Ticinello viene indicata inadeguata e inutilizzabile per la sede della società.
È poi la volta di un'area a San Lanfranco che la società accetta con molta disponibilità unita a una buona dose di pazienza e correttezza. Impellente appare la necessità di adeguare le attrezzature alle mutate esigenze dei soci, la loro scarsa affluenza in una sede che non può offrire, indipendentemente dalla volontà dei dirigenti, impianti sportivi ormai indispensabili come una piscina e campi da tennis, e ricreative come sale giochi e ristorante, limitando anche l'attività sportiva che da un paio d'anni è infatti ridotta al lumicino.
Se la “ Colombo ” piange non è però che altrove si rida.
Nel '66 la “Colombo” organizza le regate valide per il “Gran Premio Giacomo Bellinzoni”, ma nessun equipaggio pavese si presenta alla partenza.
Nel '65 intanto sono intercorse trattative per un appezzamento di terreno alla cascina Ravazzina, non fidandosi il Consiglio delle effimere, finora inconcludenti, promesse del Comune. Puntualmente, infatti, nel maggio del '66, anche la zona di San Lanfranco viene definita non adatta, per non turbare -si dice -l'ordine paesaggistico.
I problemi sembrano risolti con la concessione, da parte del Genio Civile, di una lanca e dei terreni ad essa limitrofi, alla “ Colombo ” ma, al momento di concludere le trattative, l'assessore alle opere pubbliche rivendica tale proprietà al Comune di Pavia che sta studiando l'intera sistemazione della sponda sinistra del Ticino. La “Colombo”, essendo compreso 1 'insediamento della propria sede nel progetto definitivo, ancora fiduciosa non si oppone.
Trattative sono anche portate avanti col “Tennis Club”, pure impegnato nella ricerca di una zona per poter costruire l'edificio sociale e i campi da gioco; le due società potrebbero dividersi lo spazio e creare in tal modo un centro sportivo di grande ampiezza e importanza, utile a tutta la cittadinanza.
Il consiglio, con l'intento di togliere i “Battellieri” dall'isolamento e imporli all'attenzione della pubblica opinione, organizza intanto, in concomitanza con le regate Zonali, una mostra di pittura e un concorso letterario sul tema “Il fiume Ticino”, con molto successo fra il pubblico intervenuto. Finalmente sembra che proprio nel '67 tutto sia risolto: la società, appena ottenuto il permesso di costruzione, venderà la sede attuale alla ditta Febbroni che a sua volta comprerà il terreno della proprietà Spada su cui poi costruirà l'edificio, secondo il progetto dell'ingegner Giancarlo Pepe, con eventuale conguaglio. Ma anche questo progetto trova difficoltà presso le autorità che obbligano a mantenere la cubatura della vecchia sede. Causa i cresciuti costi la società chiede il terreno posto poco più a monte, meno caro e con un fronte sul fiume di 100 m. Le trattative vengono però interrotte e cade anche la possibilità di questo trasferimento. Anche la possibilità di costruire una sede estiva in località Cantarana decade per l'evidente disagio di
far la spola, specie per i soci più anziani, tra due centri distanti tra loro e per l'eccessivo costo che la operazione comporterebbe.
Viene pertanto accettata dal consiglio, come ultima risorsa, la proposta di chiedere un terreno in zona Chiozzo o nell'area a sud del ponte della ferrovia, mentre tra gli ambienti sportivi e tra i semplici cittadini che conoscono l'iter fiducioso e al tempo stesso stressante della “Colombo” per avere un lembo di terra dove costruire una sede oggetto di desiderio ormai da otto anni, si fa strada l'idea di una congiura preparata e portata avanti, tra carte bollate e dinieghi, ad arte. Quando nel '70 tutto sembra pronto, il nuovo progetto Pepe per la sede al Chiozzo, approvato dalla Sovrintendenza alle Belle Arti di Milano, dopo lievi modifiche, le trattative per la vendita del complesso in Lungo Ticino intavolate, sorgono ancora dei problemi per la licenza edilizia che però verrà successivamente concessa al CUS. Resi vani anche questi ultimi tentativi la società chiede di poter affittare almeno i locali dell'Idroscalo, ma anche questa soluzione viene bocciata.
Desolatamente ben convinti che la vecchia sede non può accogliere i soci, ne svilupparsi in ogni senso, il consiglio decide di ristrutturarla: è un palliativo che equivale a morte sportiva certa, per cause altrui, un omicidio premeditato o quanto meno colposo.
La società non può offrire ai soci una spiaggetta privata, una parte di Ticino pulita, con gli scarichi delle cloache sempre vicini e tanto più inquinanti e pericolosi che in passato, una piscina per refrigerarsi durante Festa sul Ticino 1985le afose giornate estive, un campo da tennis per rilassarsi, la possibilità per i giovani di incontrarsi e, perchè no, di scendere al fiume e imitare i genitori imparando a vogare, salvando così una tradizione e impedendole di restare un ricordo sempre più coperto da brumoso oblio.
Neppure col cambio dei vertici, con Sora presidente onorario e il geometra Pietro Magnaghi alla presidenza, l'ormai insostenibile situazione cambia, malgrado l'acquisto di una casa galleggiante.
Aperta alle innovazioni, dettate anche da necessità contingenti, la “Colombo” ospita nei propri locali l'associazione “Circolo Pavia Lirica” che garantisce nuove quote sociali e una certa vivacità culturale, mai disdegnata dal glorioso sodalizio. Questi propositi portano anche alla realizzazione di un notiziario sociale, a frequenza trimestrale, ideato dal presidente Magnaghi e da Cavallini; il primo numero è datato ottobre 1973 e riguarda la vita societaria, le iniziative, le proposte, le discussioni che animano questa società ancora viva nello spirito e nelle prospettive.
Il tentativo, sotto la presidenza di Gian Mario Tondini, di riprendere l'attività sportiva, almeno nella canoa, cozza contro una realtà decisamente mutata e priva di slanci agonistici: si decide perciò di smettere quest'attività anche se il CONI, nel '78 riconosce la sezione.

LA “COLOMBO” COMPIE
CENT' ANNI

Gli anni '80 si aprono con la nuova presidenza di Giancarlo Pepe, ingegnere, autore dei progetti delle sedi sociali degli anni sessanta-settanta e con la ripresa dell'attività agonistica, sotto la direzione di Nerino Bressan, che avvicina alla società e allo sport del remo alcuni giovani atleti.
Alle regate zonali di Pavia del 21 marzo 1982 la “ Colombo ” partecipa con i gemelli Marco e Roberto Benedetti, sul due di punta senza timoniere, ottenendo un lusinghiero secondo posto; ancora un secondo premio nell'otto con armo misto “Colombo”-CUS.Fratelli Benedetti
n parco-barche è però da rinnovare totalmente: verso la fine degli anni settanta infatti la società vende al CUS una parte delle imbarcazioni da corsa, a quel tempo fatalmente coperte di polvere nei magazzini sociali; nel '78, infine, quando il deposito del CUS brucia con tutto il suo contenuto, la società dona le rimanenti imbarcazioni rimaste inutilizzate, per consentire agli studenti la continuità negli allenamenti.
Abbandonata momentaneamente ogni velleità, si appronta un corso di canoa per ragazzi, mentre per i soci non più giovani c'è il gioco delle bocce di grande tradizione pavese.
Nell'82 viene anche organizzato il “ Primo Trofeo del fiume Ticino ”, gara di regolarità per imbarcazioni a motore, in collaborazione con lo Assessorato per lo Sport e il Tempo Libero; vincitore della prima edizione, che avrà un felice seguito anche negli anni a seguire, è l'ex presidente Magnaghi.
Dibattiti sulla salvaguardia del Ticino, conferenze, serate in onore del dialetto pavese, concerti di musica leggera e di jazz, sabati danzanti, cene sociali, gite motonautiche Pavia- Venezia, corsi di canoa, per i figli dei soci, sono le attuali attività della “Colombo”.
Ma l'aspetto più importante, che riempie di gioia e di orgoglio ognuno dei trecento soci della “Colombo”, è la celebrazione del centenario, meta cui si è arrivati con sacrifici, ma anche attraverso tante e indimenticabili soddisfazioni. È proprio in questo ultimo periodo che la società ha ripreso, per ora solo a carattere amatoriale ma possibile di ulteriore sviluppo, un programma agonistico-sportivo, per onorare lo articolo 1 dello Statuto, che definisce la “Colombo” un sodalizio remiero.
Potrebbe essere questa una giusta aspirazione per ricordare tutti coloro che hanno gareggiato e innalzato il suo nome ag1i onori della storia e un sicuro sprone per l'avvenire.

Raid Pavia - Venezia 1985